Quel gran viaggio intorno al cibo
Il Taccuino della Tavola cambia firma dal prossimo numero
Chiamami Città è stato il primo giornale riminese a comprendere le potenzialità enogastronomiche del territorio
Questa è la mia ultima volta sul Taccuino della Tavola. Il mio ultimo articolo intorno al cibo. Dopo aver deciso qualche anno fa di dedicarmi anima e corpo a una scrittura di respiro più lungo, fatta di libri, in particolare romanzi, Chiamami Città era rimasto l'ultimo giornale in cui scrivevo. Altri viaggi in punta di penna mi reclamano e non riesco più a far fronte all'impegno fisso di una collaborazione. Ma soprattutto ho bisogno di stare un po' lontano dal cibo, dal mondo dei sapori, da quel chiacchierare intorno alle padelle che ho cominciato su queste pagine nel 1996 su richiesta di Giuliano Ghirardelli, allora direttore nonché fondatore del giornale. Grazie a lui ho iniziato a parlare di forchette, ristoranti, osti e contadini in tempi in cui a farlo eravamo davvero in pochi.
Adesso è un mondo che mi va stretto. L'ho capito un giorno a Tradate, provincia di Varese. Presentavo un mio libro dal titolo I sapori della Terra di Mezzo. Mi hanno avvicinato due signori e mi hanno chiesto: per caso lei è parente di quell'altro Marziani, lo scrittore del romanzo Umberto Dei?
Sono io, ho risposto.
Ci pareva, hanno detto loro, eravamo venuti alle presentazioni di Monza e Varese...
Che storditi, ho pensato, non mi hanno nemmeno riconosciuto.
Invece avevano ragione loro: io e l'altro me, il narratore e lo scrittore di cibo, viviamo da tempo come parenti, siamo diventati cugini. Le due vite a volte sono dissociate. Altre volte no. Però il narratore si è stancato e ha deciso di abbandonare lo scrittore di cibo, anzi di abbandonare il mondo del cibo, di starsene un poco a digiuno. Dopo vent'anni di scrittura militante nel mondo dell'enogastronomia è ora di chiudere. Spero che chi amava il "Dante Alighieri della salama da sugo", come mi definì simpaticamente dieci anni fa il giornalista ferrarese Stefano Lolli, avrà voglia di continuare a seguirmi nel mio viaggio tra le parole. Parole che mi stanno portando altrove, in un altrove dove sono contento di andare.
Chiamami Città, grazie all'intuizione di Giuliano Ghiardelli, è stato il primo giornale riminese a dare spazio alla ristorazione, alle produzioni tradizionali, ai prodotti del territorio, ai buoni sapori, all'agricoltura buona, ai grandi oli e ai vini del Riminese. Ha capito prima e più di altri che il cibo, la cucina, le stesse ricette, erano e sono lo specchio di una cultura che in altri giornali veniva snobbata o ridotta al grado di "marchetta". L'ha fatto lasciandomi il massimo della libertà di azione. Nessuno ha mai provato a chiedermi qualcosa di diverso da quello che ho scritto. Neppure quando è capitato, ed è capitato, che andasse contro gli interessi della proprietà del giornale.
Su questa linea continuerà il Taccuino della Tavola. Sarà ovviamente uno scrivere diverso intorno all'enogastronomia, ma sarà uno scrivere goloso e riminese, attento al buono, al valore del cibo e al valore del territorio. Ci sarà di che leggere.
Di questi anni passati insieme ai fornelli di un giornale io sono stato contento. Spero anche voi.
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