La mostra "Riti e leggende della Tradizione Popolare Romagnola nel Riminese"

SANTARCANGELO - RICCIONE - Notizie Santarcangelo - mer 17 nov 2010
di Daniela Succi

I nostri folletti rivivono nella ceramica
Il progetto di Enrico Graziani per recuperare una mitologia dimenticata

Durante la Fiera di San Martino è stata presentata una mostra piuttosto atipica, che ha suscitato l'interesse di moltissime persone: Misteri nelle grotte - Riti e leggende della Tradizione Popolare Romagnola nel Riminese. Una mostra che vuol diventare itinerante, un percorso che ripresenta le nostre origini culturali, le nostre tradizioni, le nostre paure ataviche, ancora di matrice pagana.
Enrico Graziani, l'autore dell'intero progetto (parlare semplicemente di mostra è riduttivo) è diplomato Maestro d'Arte a Ravenna. Da anni affianca il suo lavoro di ceramista a quello più redditizio di esecutore di tatuaggi: mediante la ricerca di nuovi decori per i corpi, il passo dal cosiddetto tribale allo studio di rituali nostrani è stato naturale. Per scoprire quello che abbiamo dimenticato. La voglia di saperne di più a un certo punto lo porta a fare ricerche nelle biblioteche del territorio, a parlare con etnologi della zona, come il santarcangiolese Mario Turci. Dagli scaffali salta fuori addirittura una settantina di testi che riguardano il folletto nostrano, e' Mazapegul, con le sue numerose varianti. Il mestiere di ceramista d'arte, la sua propensione alla manualità rappresenta il quid in più: Graziani comincia a dare forma ai racconti, legge ed esegue, forgia, scolpisce e crea una vera collezione di personaggi. Concretizza delle immagini, diventano gadget, che rievocano delle usanze appartenute alle nostre nonne e dimenticate solo da qualche decennio.
"Noi compriamo gli scaccia sogni degli indiani - fa notare Graziani - sono oggetti bellissimi, per carità, ma non conosciamo per esempio la croce di difesa". E' vero, non la conosciamo, e lui ce la racconta. "Si tratta di una croce fatta con canne e 25 spighe intrecciate; una volta terminata, si deposita sul barco (il mucchio del fieno che si raccoglie dopo mietitura - ndr) per difenderlo dalle intemperie, specialmente fulmini e saette che potevano incendiarlo. Una volta esaurito il suo compito, la croce di difesa veniva trasferita in casa e appesa alle travi: in difesa, appunto, dalle entità maligne potevano minacciare il benessere del focolare".
Graziani ha in progetto di far diventare la sua mostra itinerante, accompagnata dalla vendita dei personaggi e oggettini da lui creati. In futuro le sue esposizioni saranno presentate in 3D, con scenografie di impatto emotivo molto forte.
E i nostri folletti? Fanno parte della nostra mitologia, sono i racconti del focolare alla sera, dei detti e non detti in mezzo ai denti, delle vecchie portatrici di saperi antichi, di bambini tenuti a bada non dal lupo, che comunque scorrazzava indisturbato, ma dal Mazapègul. Che quasi certamente ebbe un'origine celtica, popolazione che nelle nostre terre si insediò ben prima dei Romani. Con buona pace di quelli che credono che la zucca di Halloween non ci appartiene perché trattasi di festa americana.

 

 

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