Gianfranco Romano, uno dei protagonisti del Rimini in serie B
Storie e personaggi del nostro sport
Il guerriero del centrocampo
Gianfranco Romano giunse a Rimini nel 1974. Fortemente voluto da quell'abilissimo direttore sportivo e sagace conoscitore di uomini ed atleti che era Rino Cavalcanti. Il baffuto mezzo-sinistro campano si inserì meravigliosamente nell'omogeneo, formidabile collettivo che, l'allora giovane allenatore: Antonio Valentin Angelillo, aveva saputo mettere insieme. Proveniente dalla Spal, Gianfranco Romano seppe imporre, da subito, il peso della propria esperienza e della propria possanza atletica. A ventiquattro anni, nel pieno vigore giovanile, avendo per compagni calciatori motivati e ricchi di talento, come: Sclocchini, Cinquetti, Asnicar, Sarti, Guerrini, Natali, il generoso centrocampista, in virtù delle prove fornite sul campo, si guadagnò la stima dei tifosi biancorossi i quali riversarono su di lui tutto l'affetto che fino allora avevano riservato ad un altro indimenticabile "numero dieci": Lorenzetti, che, nella stessa stagione, era stato ceduto al Foggia. Nel "mare magno del centrocampo", laddove il gioco ha origine e si lotta e si combatte per la conquista del pallone, in quella anonima, oscura fascia di terreno, assai più vasta di quanto non dicano le misure, Gianfranco Romano fissava i suoi domini ed imponeva la sua legge.
In quel tempo, poteva considerarsi uno dei migliori prodotti rinvenibili nella terza categoria. Brevilineo di alta statura, estremamente potente, il nostro numero dieci, era un cursore inesausto, un intenditore implacabile e all'occasione sapeva farsi apprezzare per le doti di match-winner, tanto che in più di una occasione, col suo sinistro, seppe risolvere le sorti di un incontro. Con Guerrini, Berlini e "Mimì" Di Maio, nell'anno della promozione in serie B, formava un quadrilatero di tutto rispetto, dove, grazie al sapiente pragmatismo di Cesare Meucci (succeduto ad Angelillo), il concetto tattico delle coperture e delle equidistanze tra i reparti, era chiarissimo e, soprattutto, rigorosamente applicato. Furono anni esaltanti ed indimenticabili. Nel campionato 1975 - 76, la squadra del presidente Gaspari, effettuò una vera e propria cavalcata trionfale e già il 21 marzo, quando al "Romeo Neri" scese il Parma (vincemmo 2 - 1. Reti di Fagni e Cinquetti), il vantaggio dei biancorossi sulla seconda, la Lucchese, era salito a dieci punti. Il Rimini quell'anno terminò primo a 51 punti vincendo 20 partite, pareggiandone 11 e perdendone 7. Le reti segnate furono 46, quelle subite 10. Gianfranco Romano, in quella stagione giocò 34 partite mettendo a segno 2 goals, uno dei quali, importantissimo, a Pisa, il 18 gennaio 1976, quando, all'"Arena Garibaldi", al 14' del primo tempo, trafisse, con una autentica fucilata, su calcio di punizione, l'estremo difensore toscano Leardi. Nell'anno calcistico 1976 - 77, disputò, sempre indossando la casacca biancorossa, il campionato di serie B (un campionato che vide una vera e propria carrellata di tecnici: prima Meucci, poi Herrera e quindi Becchetti). Anche nella serie cadetta seppe farsi onore. Venne poi ceduto al Piacenza che militava in serie C. A Piacenza si fermò per due stagioni (1977 -78, 1978 - 79). In seguito fu a Forlì, alla corte di Cinesinho, quindi a Montevarchi (serie C), ma il desiderio di tornare a Rimini, dove nel frattempo si era formato una famiglia, era vivissimo ed allora, per stare vicino alla moglie ed ai figlioli, si adattò a giocare in squadre di bassa divisione, come Cattolica e Vis Pesaro (ma sempre di C2 si trattava). Un incidente al ginocchio mise fine alla carriera di questo autentico guerriero degli stadi. Oggi, Gianfranco Romano è un corpulento signore di 60 anni. I ricci capelli, un tempo nerissimi, si sono, ubbidendo alla inesorabile legge del tempo imbiancati. E' un uomo felice ed appagato, col quale è sempre piacevole e stimolante ragionare di calcio e non solo di calcio.
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