Intervista a Wu Ming 2

RIMINI - Notizie cultura - mer 17 nov 2010
di Lorella Barlaam

Narrare l'Io del paesaggio
Ad AmbienteFestival "Il sentiero degli dei"

E' la prima volta che Wu Ming 2, del collettivo Wu Ming Foundation, vede il centro storico di Rimini. Un luogo che associava al mare, di cui constata straniato che sembra una tipica piccola città sulla via Emilia. Un'osservazione su cui riflettere: per l'autore di "Il sentiero degli dei", appena uscito da Ediciclo, il paesaggio è un personaggio, di cui ascoltare le narrazioni, e insieme un soggetto politico, mai neutrale nelle sue trasformazioni. Wu Ming 2 ha partecipato alla stesura collettiva di Q, Manituana, Altai, ma mantiene, come gli altri Wu Ming, una sua voce autoriale singola, aperta alle sperimentazioni. Nel suo ultimo libro un viaggio a piedi lungo la "Via degli dei" che da Piazza Maggiore di Bologna porta a piazza della Signoria a Firenze, diventa un "oggetto narrativo" tessuto attraverso molteplici voci, generi e stili.

Wu Ming, la narrazione è oggi sotto accusa come madre di tutte le propagande. Si arriva a invocare "Basta con la letteratura"...
«La narrazione è uno strumento potente e antico, ma ci sono sempre stati un modo onesto e un modo manipolatorio per raccontare. Il discrimine, secondo me, è tra narrazioni aperte, che invitano chi le ascolta a porsi domande, e narrazioni chiuse, che si pongono esse stesse come "fatti". Ma i fatti non parlano da sé, parlano solo se si connettono tra di loro, e questo lo può fare la buona letteratura, facendo emergere il senso degli avvenimenti, la loro verità poetica. La pretesa di parlare un linguaggio "obiettivo" senza elementi narrativi è sbagliata, la narrazione connette il dubbio e l'interrogazione, e quella "onesta" racconta una storia utilizzando un preciso punto di vista, che dà al lettore la possibilità di scegliere».

Cos'è "Il sentiero degli dei?"
«Il vero protagonista del libro è il paesaggio: ho cercato di leggerlo e raccontare quello che c'era scritto, mettendo insieme l'inchiesta giornalistica, il sogno, la "guida turistica". Credo che nel pensare un racconto a partire da un proprio viaggio ci sia una trappola, cioè considerare comunque fondamentali le esperienze che si fanno. Perciò ho raccontato il viaggio di un personaggio fittizio, tra avventure e incontri, tentando un genere nuovo. "Il sentiero degli dei" è un "oggetto narrativo non identificato", polemico rispetto alle etichette. Magari un giorno lo chiameranno romanzo. Voi chiamatelo come volete, l'importante è che vi dica qualcosa».

Sai se qualcuno lo ha usato davvero come guida?
«Ne ho incontrati molti. Ma il viaggio cui volevo invitare i lettori non era quello letterale, da Bologna a Firenze. Volevo dire: andate nella piazza della vostra città, guardate una mappa, decidete dove arrivare e partite a piedi. Noi non sappiamo più in che modo la città stia dentro al territorio, perciò interrogatelo e create un cortocircuito tra informazioni ed esperienza. E raccontate. L'informazione senza l'esperienza è alienante, e per rispettare qualsiasi paesaggio, indipendentemente dalla sua bellezza, bisogna capire che cos'è. Più le persone sanno cosa c'è scritto in un paesaggio, tanto più saranno pronte a difenderlo».

 

 

 

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