La vasca rapita

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 17 nov 2010
di Annamaria Bernucci

Un mistero del dopoguerra
Una fontana vanto di Santarcangelo in realtà fu realizzata con reperti presi a Rimini

Già dal XVIII secolo accanto alla Fontana della Pigna era stato collocato un grande vascone in pietra. Le necessità quotidiane per gli usi più diversificati dell'acqua avevano visto a dire il vero nella piazza già altre vasche e abbeveratoi nel corso dei secoli. Ne esisteva una detta il fontanone, dal capace bacino rotondo all'angolo del cosiddetto "cantone degli Ebrei" (oggi sarebbe al centro della via Poletti) decorato da un bel puttino bronzeo: tale fontanone serviva per abbeverare le bestie e i cavalli e fu poi demolito nel 1824. Invece, il vascone dei cavalli accanto alla fontana della Pigna si può ancora ammirare, con tanto di canaletta di scolo, nella bella foto di Dante Montanari (1881-1942 ca) realizzata negli anni '10 del ‘900.
Più di uno studioso ha però ironizzato sulla sua nuova ubicazione. Infatti, il vascone fa bella mostra da svariati decenni a Santarcangelo in via della Costa, all'inizio della scalinata, e figura pittorescamente come una nobile fontana affiancata da due colonne, con ogni probabilità provenienti dal distrutto chiostro francescano del Tempio Malatestiano. Parafrasando il letterario caso de La secchia rapita, in più di una occasione si è ventilata l'ipotesi di una contesa anche scherzosa tra i comuni protagonisti della vicenda che hanno visto il trasferimento (o "rapimento"?) del vascone da Rimini al paese dell'entroterra.
Tutto ebbe inizio negli anni dell'immediato dopoguerra. Pare proprio che i santarcangiolesi colsero con sollecitudine l'occasione di dotarsi di ‘pezzi' archeologici che nel trambusto del dopoguerra e negli anni della dolorosa ricostruzione, nel più generale collassamento delle strutture preposte, subirono traslochi e diverse destinazioni d'uso.
Negli archivi della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Santarcangelo una traccia documentaria rivela che nel 1955 l'Associazione Amici di Santarcangelo si attivò per dare avvio ai lavori con i "Capitelli e piedistalli dell'abbattuto chiosco di S.Francesco e bacile in albio (romano) donato dal Comune di Rimini per costruire la fontana alla scalinata". La firma di Carlo Tosi allora presidente della Società conferma l'operazione e il fermento attorno alla nuova costruzione. Ma chi, a Rimini, autorizzò una così generosa donazione? Il mistero permane.

L'abile mano di Luigi Pedretti
Fu lo studioso a manovrare per il t rasferimento?

A movimentare l'intera "operazione vascone" pare ci fosse l'infaticabile Luigi Renato Pedretti (1885-1973) maestro, studioso e sostenitore della storia patria; fu un eclettico personaggio che dedicò la sua vita agli studi locali, padre di Nino, noto poeta dialettale santarcangiolese. Tra le sue carte conservate alla Biblioteca Gambalunga, dove è pervenuto un fondo composto da circa 900 pezzi (libri, ritagli di giornale,opuscoli, dattiloscritti) un appunto rivela chiaramente la sua ‘complicità' nella realizzazione del progetto della fontana da erigersi via della Costa. Anzi un piccolo schizzo ne ridisegna in pianta la collocazione, correggendo - è lo stesso Pedretti che redige sotto il disegno una nota manoscritta - il progetto dell'ingegnere comunale Coveri. Tra le foto del Pedretti fatte in occasione dei lavori del Genio Civile a Santarcangelo la via della Costa negli anni 1952-54 non era ancora ornata dal vascone monumentalmente attorniato dalle due colonne.

La piazza delle acque
Per secoli piazza grande, piazza Cavour, rappresentò il punto di aggregazione civile e politica della città. Soprattutto vi si svolgevano le attività legate ai commerci, transazioni, contratti tra i numerosi mediatori, sensali e commercianti che lì convergevano. Spostandosi verso la via secolarmente denominata del Rigagnolo della Fontana, all'imbocco della odierna via Gambalunga, v'era il cantone detto ‘angolo delle chiacchiere', luogo di abituale incontro e scambio di battute.
Gran traffico di vetturini, orciai e acquaroli era invece attorno alla fontana; lì accanto come risulta ancora dalle immagini fotografiche di inizio ‘900 era stato posizionato un grande vascone dagli orli sagomati che fungeva da abbeveratoio ai cavalli dei vetturini in transito per la piazza, alimentato manualmente con l'acqua presa dalle cannelle della fontana.

 

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