La complicitą delle donne italiane č benvenuta
Emigrazione al femminile
Alle difficoltà del lavoro si aggiunge l'oppressione di una società maschilista
Nell'ambito del fenomeno migratorio il mondo femminile merita un'accurata riflessione. Se una volta l'immigrazione era sopratutto maschile, negli ultimi anni sempre più donne decidono di abbandonare il proprio paese per trovare un lavoro onesto e aiutare la propria famiglia. E' un cammino difficile perché accanto alla discriminazione etnica che purtroppo a volte devono subire, le donne sono spesso oggetto di discriminazioni in quanto tali, soprattutto sul piano del riconoscimento delle competenze professionali. Le madri straniere, poi, mentre quelle autoctone riescono a sostituire il problema del welfare con la rete parentale, poiché lontane da casa sono penalizzate anche in questo senso.
Se oggi le donne in complesso hanno difficoltà molto maggiori degli uomini ad ottenere un lavoro, questo vale ancor di più per le immigrate. La differenza di genere non solo si somma alla difficoltà di inserimento lavorativo degli immigrati, ma la moltiplica, aggravando la condizione di svantaggio degli stranieri dovuta alle differenze culturali ed al problema della conoscenza della lingua italiana.
Il problema è ancora più difficile se si tiene conto del fatto che spesso le donne immigrate devono affrontare gli stereotipi legati alla provenienza etnica. Si pensa tante volte che le donne provenienti dall'Est Europa vengano in Italia per fare il mestiere più vecchio del mondo: le prostitute. O che le brasiliane e cubane siano tutte ballerine. Mentre le russe e le ucraine facciano le badanti. Spesso il mondo della microdelinquenza e della prostituzione è associato all'universo femminile immigrato. Anche quando non hanno nulla a che fare con questi mondi, esse rimangono sempre, grazie ai mass-media, mogli, sorelle, madri, figlie di uomini collegati alla microcriminalità.
Sul lavoro le donne immigrate subiscono lo sfruttamento e rappresentano la figura più precaria tra i precari. Molte di loro lavorano nel campo della cura alla persona e delle pulizie con orari terribili e stipendi bassissimi.
Diversa è la situazione quando si parla di donne immigrate di seconda generazione. Grazie alla scuola e ai programmi di integrazione, esse si mimetizzano di più. Una mimetizzazione che a volte risulta a caro prezzo sopratutto nelle famiglie di immigrati che hanno un attaccamento forte alle proprie tradizioni, spesso in contraddizione con le libertà di una società occidentale. Le donne immigrate di seconda generazione devono trovare un equilibrio tra l'educazione ricevuta in famiglia, legata alla propria cultura, e il modo di vivere e di agire degli autoctoni. Un processo complesso che potrà portare anche al rifiuto o all'allontanamento dalla propria comunità o al fatto di non essere accettate dagli italiani.
Quando i tratti somatici che indicano l'appartenenza ad una determinata etnia non si vedono troppo, il nome non è "tanto strano" e l'italiano è perfetto si ha la speranza che almeno le discriminazioni legate all'appartenenza etnica possano essere eliminate. Rimane da combattere solo il maschilismo che, malgrado le quote rosa, continua ad esistere in Italia.
Il fenomeno di marginalizzazione delle donne immigrate richiede più attenzione non solo da parte delle istituzioni ma anche delle donne immigrate stesse. Informate sui propri diritti, le donne straniere in Italia dovrebbero denunciare qualsiasi situazione di sfruttamento e di discriminazione. Creare reti, analizzare problemi, proporre soluzioni ed uscire da una drammatica situazione di invisibilità. Decisamente la complicità delle donne italiane è benvenuta, tanto siamo tutte donne... oltre le gambe c'è di più!
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