Il circo non tramonta mai

RIMINI - Notizie primo piano - mer 17 nov 2010
di Stefano Cicchetti

Corsi e ricorsi della storia
In 1500 anni sembra che nulla sia cambiato

Nel VI secolo dopo Cristo tutto si decideva al circo. L'impero romano si andava sfaldando, quanto ne restava obbediva a Costantinopoli. Qui il circo era il palcoscenico per ogni grande scelta, ancor più di come era stato a Roma. Non era il circo come lo intendiamo noi, il paragone più vicino è quello con la Formula 1. Queste monumentali strutture ospitavano infatti le corse delle bighe. C'erano anche delle "scuderie", le fationes, con i relativi seguiti di ultras. Le classiche quattro fazioni dei "tifosi" - alba (bianca), prasina (verde), russata (rossa), veneta (azzurra) - divennero una sorta di partiti politici, con diversa rappresentatività e diversa valenza sociale. A Costantinopoli, scomparsi i Rossi fedeli al defunto imperatore Anastasio, erano rimasti solo i Verdi e gli Azzurri. Oltre alle connotazioni politiche le fazioni assunsero perfino quelle di partigianerie religiose: i Verdi sostenevano il Monofisismo, un'eresia che negava la natura umana di Cristo. Gli Azzurri erano il "partito" dei grandi proprietari terrieri e dell'antica nobiltà, mentre fra i Verdi vi erano soprattutto i mercanti e la burocrazia statale. Oltre che le corse e quelli che oggi definiremmo "eventi collaterali" (spettacoli con animali ammaestrati, teatro popolare e balletti anche piuttosto spinti) nel circo si svolgevano l'acclamazione dell'Imperatore, le assemblee popolari, i trionfi dei condottieri, le esecuzioni delle condanne a morte, spesso trasformate in crudeli spettacoli. Ma era anche il luogo dove si verificavano tumulti e sommosse. Nel 532 le fazioni del circo diedero vita alla cosiddetta "rivolta di Nika" (dal grido "Nikā, Nikā": "Vinci! Vinci!"). Una volta tanto uniti, inizialmente Verdi e Azzurri chiedevano la rimozione di alcuni funzionari, ma poi fu lo stesso trono dell'imperatore Giustiniano (pur "tifoso" azzurro) a vacillare. Questi, incitato da Teodora mentre era già pronto alla fuga, riuscì a prendere tempo finché fu in grado di scatenare la repressione. Alla fine si contarono oltre 30 mila morti, la maggior parte massacrati proprio all'interno del circo stesso. Per farsi perdonare il bagno di sangue, Giustinano decise la costruzione della cattedrale di Santa Sofia. Fiumi di sangue a parte, quanto siamo cambiati in 1500 anni? Domenica sera, dopo la debacle della Ferrari nel "circo" di Dubai, il primo a chiedere la cacciata da Maranello del presidente Luca Cordero di Montezemolo, non è stato Sergio Marchionne né alcun uomo Fiat. Non è stato nessun esagitato capo di un fan club della Rossa, né un cronista dalla penna avvelenata. E' stato un ministro della Repubblica, Roberto Calderoli. Il quale vede, e non a torto, Montezemolo come probabile avversario politico. Un trionfo della Ferrari avrebbe certo giovato alle chance del suo presidente, dai più indicato come il possibile leader di un nascente "terzo polo". Invece tutto è andato storto e Calderoli ha pensato bene di infliggere il colpo di grazia al concorrente azzoppato. Come in ogni circo, c'è chi ride e c'è chi piange. Alle elezioni regionali della scorsa primavera, i sondaggisti avevano calcolato che lo zoppicante campionato del Milan era costato al Pdl dai 2 ai 4 punti di percentuale. Il rimedio non si è fatto attendere: dopo anni di vacche magre la campagna acquisti rossonera ha messo a segno buoni colpi. Ora, con la vittoria nel derby e la vetta della classifica, le ormai inevitabili elezioni potranno essere affrontate con più serenità. Ma questo VI secolo dopo Cristo, non finisce mai?

 

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