Antonio Milano, "I ragazzi che fummo"

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - gio 04 nov 2010
di Claudio Costantini

Il "prima durante e dopo la bufera" di una generazione 

Una guerra che non è riuscita nonostante la tragedia a spegnere l'ottimismo della gioventù

Risuonava la musica dell'estate -"stella d'argento che brilli nel ciel" - nei dancing della riviera quando Mussolini il 10 giugno del 1940 dichiarò la guerra e una intera generazione poco più che adolescente, i ragazzi degli anni venti, dovette rinunciare alle speranze della giovinezza ed immergersi nei cupi anni del conflitto. "I ragazzi che fummo" il libro di Antonio Milano, edito da La Tribuna, uscito in questi giorni (un bel regalo per il prossimo Natale) parla di quegli anni, "prima durante e dopo la bufera". Il testo del racconto è corredato da numerose immagini, fotografie dell'epoca, di luoghi e persone, articoli di giornale, un linguaggio narrativo che ti porta alle atmosfere cupe o allegre di quegli anni fin quando la guerra con le sue tragedie alla fine terminò e la vita iniziò di nuovo a riempir le menti e l'animo "dei ragazzi che fummo". Furono anni tremendi, Rimini fu devastata dai bombardamenti, un'intera popolazione dovette sfollare nelle campagne circostanti, sopportare l'occupazione tedesca, fino all'arrivo degli alleati. Ritorna la pace tutto si rimette in moto, l'economia e le speranze, esplode il turismo di "massa" e in riviera risuona la stessa canzone che si era interrotta nel 1940, "Stella d'argento" ("quanti ricordi fai rivivere tu") per poi dar subito spazio a ritmi più moderni portati dai vincitori. Migliaia di "stranieri" arrivano in riviera in treno dai paesi del nord, soprattutto ragazze e i vitelloni d'anteguerra si trasformano in più prosaici birri, ma per poco perché il lavoro, la famiglia, i figli li riportano in casa, nelle fabbriche, negli alberghi e in ferrovia come il nostro autore e molti altri giovani di quell'epoca. Molte sono le immagini originali della riviera del dopoguerra e dei suoi protagonisti. Oggi molto è cambiato, il comportamento, le mode dei giovani, ma non la voglia di vivere e quell'ottimismo proprio dell'età che non era scomparso neppure con la guerra. Un racconto di una vita, di una generazione, di una città dove sono molti coloro che si possono ritrovare e confrontarsi, altri i più giovani, come in un film, riscoprire un'epoca.

 

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