La mostra delle opere di Federico Moroni a dieci anni dalla sua scomparsa
L'inaugurazione il 10 novembre al Musas
L'emozione nella matita, il pensiero nel pennello
Finalmente possiamo ammirare le opere pittoriche di Federico Moroni. A dieci anni dalla sua scomparsa, una mostra ne propone soprattutto le opere meno conosciute: gli olii, una cinquantina, cui si aggiungono 26 opere con tecniche miste fra cui le chine colorate per cui Federico Moroni è conosciutissimo. In mostra anche una serie di ceramiche policrome inedite. Una mostra organizzata anche grazie al prezioso supporto di Vincenzina, la moglie, la quale ha collaborato con molto piacere, essendo questo il decimo anno dalla scomparsa di Moroni. Ce lo racconta nel privato, artista a tutto tondo, con la necessità di creare, di buttare giù delle emozioni, e di doverlo fare senza troppo pensare l'opera, così come istinto comanda. "l'opera grafica gli serviva per scaricare immediatamente le emozioni, mentre considerava il lavoro ad olio un opera che si può ripensare, dunque "contaminare"; come diceva lui, è un'idea che si può mettere in castigo mentre l'opera grafica come si inizia rimane - precisa Andreina De Girolami Moroni - i suoi olii, invece, sono particolari perché hanno le caratteristiche delle altre tecniche, sono immediati, fatti in una sola giornata, riuscendo quindi a soddisfare la sua idea iniziale". 50 olii dipinti con la stessa velocità normalmente permessa dalla tecnica grafica, dipinti in un arco di tempo che va dalla fine degli anni '30 a metà anni '90, provenienti soprattutto dalla collezione privata di famiglia, quadri che la moglie ricorda nei momenti di gestazione, quadri cui è molto legata. A questi, si aggiungono le opere pittoriche dell'altro tipo, come le chiama la moglie Vincenzina, che Orlando Piraccini, curatore della mostra, ha cercato presso i collezionisti locali. "Lui partiva sempre dalla grafica perché si sentiva un grafico - ci confida Vincenzina Moroni - lui partiva sempre dalla penna, poi, a volte, passava al colore; li colorava perché erano più facili da vendere, ma lui diceva sempre che la penna comprendeva già il colore, che il lavoro a penna era già completo". Una mostra imperdibile per intensità e per la bellezza delle immagini. Inaugurazione mercoledì 10 novembre alle ore 18 al Musas, sala delle conferenze e poi, fino al 9 gennaio, la mostra sarà visitabile presso la sala dei fabbri del Musas e presso il Monte di Pietà, il pomeriggio dal mercoledì alla domenica. Ingresso gratuito.
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