Intervista a Isabella Bordoni

RIMINI - Notizie cultura - gio 04 nov 2010
di Lorella Barlaam

"Appunti per un paesaggio" ad AmbienteFestival
Proseguire nella profondità

"Appunti per un paesaggio" è la lettura a tre voci di e con Isabella Bordoni, Michele Marziani e Paolo Vachino che chiuderà AmbienteFestival, il 7 novembre alle 19, nella Sala dell'Arengo. «Il contesto del Festival» racconta Isabella, «ci è sembrato giusto per proporre un evento specifico dove la narrazione scritta di Michele incontra i ritmi vocali di Paolo Vachino e il mio, e il gesto grafico di Gianluca Costantini, che esprime la dinamica visiva, detta o implicita, in cui Michele ci introduce nelle sue narrazioni. A questi segni si aggiunge - grazie alla collaborazione con Caterina Boldrini, Jonathan Benatti e Federico Mecozzi del "Trio dell'Istituto Musicale Lettimi" - quello sonoro, altro elemento dominante nella sua descrizione del paesaggio, dove è anche racconto di una storia sociale».

Come metterete in scena le pagine di Marziani?
«La scrittura di Michele ha un apparato visivo molto forte, all'interno del quale sviluppa trame narrative in bilico tra storia collettiva, quella di popoli e terre, e storia privata, quella degli incontri e scambi umani. Creando un innesto tra storia-uomo-paesaggio, filtrato da un primo sguardo onirico e un secondo sguardo civile. "Appunti per un paesaggio" si aggira in questa scrittura che contiene già tutti i segni drammatici per essere interpretata anche come evento scenico.»
Ci racconti l'importante percorso artistico e poetico che compi da anni, destinato a intrecciarsi con le celebrazioni del 2011 per Ingeborg Bachmann?
«Mi interessa la relazione che si instaura tra corpo e luogo, sia quando il luogo è spazio chiuso e coercitivo, come nel progetto triennale "Contro la purezza", sia quando lo spazio è paesaggio. È in questa direzione che si svolge "Refugée", anche questo un progetto di lunga durata (2011-2014), che vive nella conseguenza e nella contiguità di quello che lo precede. Il 2011 è l'anno in cui, pretestuosamente, "Contro la Purezza" si chiude e "Refugée" si apre. Dico pretestuosamente perché in fondo, nel lavoro come nella vita, ci appoggiamo a piccoli o grandi riti, cerimonie anche private di inizio e fine, ma in realtà io credo che nulla si chiude mai, e il mio agire artistico non è che un proseguire ininterrotto fatto in profondità, dove mi aiutano pause e aggiustamenti. Con "Refugée" mi accingo a esplorare le possibilità del corpo in quanto luogo, patria de-territorializzata, oltre il concetto di stato e nazione. Il punto di incontro dei due progetti sarà l'evento "Luogo eventuale|Indagine sul paesaggio" che ne unisce le istanze, legate tra loro anche dall'ascolto che da oltre due decenni dedico all'opera e alla figura di Ingeborg Bachmann. Ho una relazione importante con il lavoro della Bachmann, che per me è una terra d'infanzia, una terra primigenia, direbbe lei. All'insegna di quel simbolico a cui accennavo prima, il 2011 è molte cose insieme. Ci sono sì a Vienna le celebrazioni per la Bachmann a cui prenderò parte, nell'85° anniversario della nascita, e anch'io celebro un anniversario: compie dieci anni il percorso artistico che sto facendo come "Progetto per le Arti", un lavoro di lento e tenace approfondimento davvero non indifferente, soprattutto considerati questi tempi in cui tutto si svolge all'insegna dell'immediatezza e della bulimia anche artistica-culturale.»

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