Il potere nemico della ricerca

RIMINI - Notizie opinioni - gio 04 nov 2010
di Giampaolo Proni

Da noi la scienza viene trascurata fin dalla scuola
Si tagliano i fondi perché nessuno capisce a cosa servono

Quando si parla di ricerca in Italia si entra in un terreno minato. Il concetto stesso di ricerca è estraneo alla cultura di massa del nostro paese. Ma in un paese democratico non si può portare avanti un settore se non è compreso dagli elettori. Paghiamo il prezzo di un'educazione che trascura la scienza fin nella scuola, la minimizza e a volte le contrappone addirittura la fede. Mentre tra gli scienziati, in realtà, sono tanti coloro che, attraverso la propria ricerca, hanno visto ancor più forte la presenza di Dio nel creato. E tra i religiosi vi sono stati grandi scienziati e filosofi della scienza.
La verità, io credo, è che i nemici della scienza sono solo i poteri autoritari che non si basano sulla scelta della comunità. Cercherò di spiegare perché.
La ricerca è l'essenza stessa della scienza. E la scienza è di per sé anti-autoritaria. Infatti l'unico giudice che stabilisce se un'ipotesi scientifica è valida è l'esperienza, la sperimentazione. Ogni scoperta umana si è dovuta misurare con la realtà. Per fare un esempio, se la ruota è rotonda, è perché le ruote quadrate sono state scartate dalla verifica sperimentale. La scienza è semplicemente il modo con il quale l'uomo accelera in modo consapevole la propria evoluzione. Per milioni di anni la ricerca era casuale e condotta senza metodo. Così l'uomo ha imparato ad accendere il fuoco, a costruire un arco, a costruire mulini. Ognuna di queste invenzioni è stata preceduta da tentativi sbagliati, che sono serviti a trovare la strada giusta. Chi fa ricerca sa che le ipotesi smentite sono importanti quanto quelle verificate. Sapere che una banconota è falsa è un'informazione utile.
Ebbene, da circa 500 anni abbiamo capito che tutto ciò si fa con un metodo, e questa è la scienza.
Ma le autorità, religiose, statali, oligarchiche, partitiche, ecc., cercano da sempre di decidere loro quale ruota rotola. Perché il potere, quando non ha i limiti della democrazia, tende di per sé a voler decidere tutto. Ma siccome le ruote quadrate non funzionano, prima o poi la ruota diventa rotonda. Il problema è che, se in un paese qualcuno licenzia il ricercatore che lavora sulle ruote rotonde, o gli taglia i fondi, questo paese arriverà più tardi ad avere la ruota, i suoi abitanti saranno più poveri e più miseri, e soprattutto più ignoranti. Oggi l'uscita dalla crisi è solo nella competitività del sistema produttivo, cioè nella ricerca e nella creatività. Non possiamo certo pagare i nostri lavoratori quanto gli operai cinesi. Tutt'al più avverrà il contrario, ma non subito. Possiamo solo inventare prodotti che hanno più valore, cioè più conoscenza. Una società che produce conoscenza vuol dire che dà valore all'intelligenza. Ma il nostro sistema burocratico e politico è un monumento all'ottusità. Tanto per dirne una: in Università ci danno soldi per la ricerca e poi ci mettono talmente tanti vincoli burocratici che non possiamo spenderli. E infine, nessuno controlla i nostri risultati. Scoprire l'acqua calda vale quanto scoprire il vaccino anticancro.
Questa è l'Italia oggi. Non lo è sempre stata. Qui è nato Galileo, ma qui è anche stato ridotto al silenzio. Qui è nata Rita Levi Montalcini, ma è stata costretta a emigrare. Di qui se ne stanno andando molti tra i migliori giovani ricercatori. Abbiamo perso l'industria chimica e informatica. Mentre in Francia e Germania, nonostante la crisi, l'Università non ha perso fondi, da noi si parla di un taglio del 25% per il prossimo anno.
Questo gli elettori lo accettano perché a scuola non gli è stato spiegato cos'è la scienza e perché i mass media li rimbecilliscono con storie di omicidi e balle su misteri che per lo più non esistono.
Abbiamo chiuso le centrali nucleari sull'onda di un caso sfruttato dai politici, bruciando migliaia di miliardi di lire. Da Chernobyl in poi non c'è stato più nessun incidente di quelle proporzioni, e oggi compriamo l'energia elettrica delle centrali atomiche estere. E oggi stiamo assistendo a una battaglia ideologica sullo stesso tema, senza alcuna valutazione, appunto, scientifica.
In questo paese la ricerca è penalizzata, perché molti non sanno di che cosa si tratta. Ma soprattutto perché la ricerca è selettiva e democratica allo stesso tempo. E' democratica perché quante più ipotesi scientifiche riesci a valutare, tante più opportunità hai di trovare quella giusta. Quindi è bene avere tante ricerche, tanti filoni, la massima apertura alle idee. Ma è selettiva perché le ipotesi smentite devono assolutamente essere scartate. Cosa ne direste se si finanziasse una ricerca sul sistema tolemaico? O sull'uso domestico dell'eternit?
Ma questi due principi, apertura al nuovo ed eliminazione degli errori, cancellerebbe l'intera casta che ci governa, che ha accumulato errori su errori senza pagare mai. Ancora una volta, come in passato, i cittadini italiani si trovano a dover cambiare un sistema che costruisce il suo potere sull'ignoranza. Come nel Rinascimento e nel Risorgimento.

 

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