Abbattete il borgo San Giuliano!

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - gio 04 nov 2010
di Annamaria Bernucci

Dal fascismo a De Carlo
Quando i progetti contro il degrado non andavano per il sottile

Si data al 1930, in pieno regime, un piano di intervento firmato dall'Ufficio Tecnico Comunale, e più che un risanamento sembrò prendere subito i connotati di una vera demolizione del borgo per salvaguardare l'immagine della marina e del turismo balneare. Il borgo si trovò compreso in quella forbice di strade che lo circoscrisse e condizionò: già verso la metà degli anni '30 grazie all'affermazione dell'Istituto case popolari che godeva di contributi economici governativi si avviò infatti la costruzione di edifici in via Matteotti e in via dei Mille, rinnovate arterie e nuova carta d'ingresso della città per chi proviene da nord. Ma per superare la crisi delle abitazioni è la stessa Società Anonima Case Popolari ad intervenire, predisponendo il piano regolatore del nuovo quartiere che prese il nome di Marecchia; lo fece spezzando quella unitarietà del tessuto sociale, secolarmente consolidato del vecchio e popolarissimo borgo, sovversivo e pericoloso, e soprattutto potenziale mina per il regime.
Nel 1975 fu l'arch. Giancarlo De Carlo incaricato del piano particolareggiato della città a produrre un discusso progetto di intervento al Borgo S.Giuliano; noto promotore di un ‘urbanistica partecipata', formulata sull'integrazione centro-periferia, sulla priorità delle funzioni e attività urbane, della viabilità e trasporto pubblico, De Carlo lascia alle spalle tutto ciò che di simbolicamente estetico potesse far leva sull'immaginario, cioè l'idea di un borgo antico e pittoresco nella sua secolare povertà, per promuovere un ammodernamento formulato sul presupposto di più confortevoli abitazioni, dalla tipologia architettonica libera e aperta, mantenendo inalterata l'area e l'impianto del borgo originario, luogo di radicata identità per i suoi abitanti.
Se si osserva la pianta di Rimini redatta nel 1909 dal Fiorentini l'area della sinistra del porto risulta allora completamente libera da fabbricati e abitazioni fatta esclusione della fabbrica di concimi lungo il porto canale. Nel 1927 c'era l'idea di urbanizzare l'area alla sinistra del Porto dopo l'acquisto dei terreni, ma poi il programma residenziale verrà abbandonato. Per ragioni economiche e congiunturali non fu possibile procedere nemmeno al risanamento del vecchio borgo, nonostante le buone intenzioni e l'avvio di una convezione tra Società case Popolari e Comune che aveva avviato i lavori al quartiere Marecchia per poi ridimensionare tutto il progetto.

E alla Barafonda c'era la malaria
Ci furono casi di malaria, al borgo e alla Barafonda, seppur sporadici, agli inizi del ‘900. Le abitazioni erano giudicate "antigieniche e malsane", ma alla bonifica del sito presto si aggiunsero altri significati, anche politici. S.Giuliano, come gli altri borghi della città, esprimeva un disagio abitativo, cui si aggiungevano come aggravanti le difficili condizioni della viabilità, della rete idrica e fognaria che invano dagli anni dell‘unità continuavano a rimanere problemi irrisolti malgrado le proteste, le proposte e i regolamenti edilizi comunali. Il risanamento del Borgo S.Giuliano fu un'esigenza sentita dalla municipalità con un'urgenza che cresceva in proporzione allo sviluppo della città turistica, al suo decoro e alla redditività dei suoi abitanti e delle imprese economiche.

Così nacque l'Ina Casa
Nel 1953 aprirono i cantieri del "piano Fanfani"

La risposta alla precarie condizioni del borgo di S.Giuliano, alla necessità degli alloggi che la tragica emergenza della guerra aveva reso improcrastinabile, fu la realizzazione da parte di Ina Casa e IACP di Forlì del Quartiere Porto verso l'area della marina. Rientra perciò nel soccorrevole piano di intervento dello Stato nel dopoguerra (L.43 del 1949, noto anche come Piano Fanfani, allora promotore e ministro del Lavoro e della Previdenza sociale) la realizzazione dell'edilizia pubblica su tutto il territorio nazionale.
Le prime case furono costruite a schiera su progetto dell'ing.Manfredini nel 1953 cui si aggiunsero altre tre fabbricati (arch. Bruschi) a tre piani. Nel 1956 si completò l'intervento con altre costruzioni, dalla diversa tipologia, (a torre, a schiera, in linea). Il quartiere tuttoggi si distingue per la presenza di spazi aperti destinati al verde e agli alberi che contornano le abitazioni, di aree cortilizie e piccole piazzette che rispondono ad un principio civico e aggregativo del vivere urbano.

 

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