Mimmo, il ciclista batterista
Storie e personaggi del nostro sport
Tosi Brandi sognava la gloria in bici e la trovò con la musica
Di lui possiamo dire che ha fatto ballare ed innamorare intere generazioni. Mimmo Tosi Brandi, ha accompagnato le ingenui speranze di una nazione che, appena uscita dai disastri della guerra, ritrovava la voglia di divertirsi e soprattutto scopriva che l'allegria non era più un privilegio per pochi. Una carriera musicale che diventò in breve un'avventura, quella di Mimmo; iniziata nel 1948, allorché nella sua Rimini diede vita all'orchestra "Stella d'argento", proseguita poi in ogni paese d'Europa con la collaborazione di veri professionisti quali: Germano Montefiori, Franco Bernucci, Italo Nava, Ezio Mazzotti, Giancarlo Campagnoli. Nato nel popolare Borgo Mazzini, Mimmo, adolescente, sognava di approdare al ciclismo professionistico. I tramagli improvvisati erano millanta. Il "giro del 51", (Rimini, Riccione, Cattolica, Croce, Coriano, Rimini) credo sia stata la corsa più disputata del mondo. Cinquanta chilometri circa tra andata e ritorno. Mimmo, con gli improvvisati corridori montati su approssimative bici da corsa, ne avrà vinte venti o trenta. Il percorso (per distanza e durezza) era, ed è risibile, ma per quei velleitari pedalatori della domenica possedeva un enorme vantaggio: permetteva di tornare in tempo per pranzare in famiglia. Esisteva allora la categoria dei "liberi" nella quale militavano parecchi giovani di Rimini e del contado: il Fabbri detto Canarino e fradel de Barboun, Arturo Pesaresi, Nello Mondaini, Pippo Arduini, Sergio Paglierani detto Zoro.
Mimmo, possedeva una "bici fatta su"; vale a dire un telaio con movimenti, ruote ed altri componenti assemblati, frutto di un rimediato collage eseguito da meccanici locali. Niente di particolare ma con questa macchina, in virtù del suo spunto veloce, il nostro uomo si seppe togliere numerose soddisfazioni. In una Rimini - Forlì, disputata sotto un acquivento infernale, dopo essere sfrecciato per primo su non so quanti traguardi volanti, Mimmo Tosi Brandi, si presentò tutto solo alle porte del Velodromo. Proprio nel momento di entrare in pista cadde. Gli inseguitori, già rassegnati a disputarsi le piazze d'onore, di fronte a tanta grazia, lo infilarono come un beccafico. Mimmo, dolente, col ginocchio dilacerato ebbe, in un estremo atto d'orgoglio, la forza di piazzarsi in terza posizione.
Ma le necessità del vivere incalzavano. Scelse di essere musicista di professione. Si fece emigrante. Girando il mondo si esibì nelle varie basi N.A.T.O. Era diventato uno dei batteristi più completi dal punto di vista della tecnica, dell'accompagnamento e del solismo. Occorreva essere molto duttili e preparati per soddisfare le esigenze degli americani che, in quegli anni, stavano vivendo magiche stagioni musicali, occorreva proporre loro una musica elaborata purgata di ogni residuo provinciale, era assolutamente necessario possedere un'autonomia stilistica, una buona tecnica ed affidarsi ad un drumming soffice ed efficace. Lavorando in ditta con la moglie Carla Rossi, che come cantante si era esibita con le più prestigiose orchestre italiane (Angelini, Savina, Lo Staglio) riuscì a ritagliarsi un posto di tutto rispetto tra i vari "complessi" internazionali. Nel 1976, sciolse l'orchestra.
Oggi, a quasi ottant'anni, Mimmo Tosi Brandi, è un atletico, raffinato signore che frequenta con assiduità la palestra e che, memore dei suoi trascorsi ciclistici, animato da autentica passione, continua a percorrere i soliti itinerari con la calma ed il disincanto di chi è consapevole di non aver più nulla da dimostrare.
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