La lunga attesa di un permesso di soggiorno

RIMINI - Notizie attualità - gio 04 nov 2010
di Narine Ohanyan

La storia di una giovane donna ucraina che per vivere dignitosamente ha dovuto emigrare dal proprio paese
Mia figli nata in Italia ora può vivere e studiare tranquillamente

Allo scioglimento dell'Unione Sovietica, nelle famiglie russe, ucraine o di uno qualsiasi dei paesi che ne facevano parte, regnava un solo argomento. Cosa avrebbero fatto per andare avanti ora che l'Unione era sciolta? Con l'economia ferma, non c'era possibilità di trovare un lavoro e quindi di avere la possibilità di tenere un tenore di vita adeguato al sostentamento di una famiglia e ai suoi bisogni, come lo studio dei figli, il cibo, le bollette.
L'unica speranza era rappresentata dal chiedere in prestito una somma sufficiente a lasciare il paese per trasferirsi in un'altra nazione dove era più facile trovare un lavoro. In questo modo molte famiglie si dividevano e i genitori andavano all'estero con la speranza di trovare un'occupazione che garantisse ai figli in patria lo studio e una vita normale. In ogni situazione era necessaria fermezza d'animo, coraggio e fortuna. Perché trasferirsi in un paese straniero significa riuscire ad ottenere il permesso di soggiorno, trovare un posto dove vivere, un lavoro per mantenersi e mantenere i propri figli in patria. Alcuni partivano e riuscivano a trovare la loro "America" nel nuovo paese, altri invece fallivano e tornavano in patria, in una situazione ancora più aggravata rispetto alla partenza. Ma la maggior parte degli emigranti riuscivano in una via di mezzo. Trovando un lavoro si sostentavano e aiutavano la famiglia in patria, senza però riuscire a uscire dalla situazione difficile in cui si trovavano non avendo abbastanza da poter tornare a casa. Di recente ho incontrato una signora che vive in Italia dal 1996 e che quest'anno finalmente ha ottenuto un permesso di soggiorno.
Cosa significa per te avere un permesso di soggiorno e vivere legalmente in Italia? Come sei riuscita a vivere per tutti questi anni senza?
"Sono arrivata in Italia nel 1996. Mia sorella e suo marito erano morti in un incidente in auto, lasciando così da solo il figlio di 7 anni, del quale ho deciso di prendermi cura adottandolo. Era rimasto solo e io avevo 23 anni. L'Unione Sovietica si era sciolta e non c'era lavoro. Ho quindi deciso di lasciare mio nipote ai nonni, partendo per l'Italia alla ricerca di un lavoro per crescerlo e dargli una vita il più normale possibile. Dal 1996 ad oggi ho lavorato in nero. Nel 2000 ho avuto una bambina, ma ho continuato a lavorare. Capitava così che lasciavo il passeggino con la bimba nella sala dell'albergo e andavo a pulire le stanze, scendendo solo per allattarla. Quando poi nel 2002 è uscita la sanatoria io non ho potuto presentare la domanda, perchè non avevo gli 800 euro per pagare le tasse e il datore di lavoro non voleva pagare la somma. Tutto ciò che guadagnavo mi bastava solo per pagarmi a malapena da vivere. Così, in quell'anno, non ho potuto avere il permesso di soggiorno. Puoi immaginare come si vive male senza il permesso, tutti i giorni con la paura che ti fermino e ti espellano dal paese. E il ritorno in patria avrebbe significato la fine di tutti i nostri sogni e delle nostre speranze. In Ucraina non c'è lavoro, mia figlia è nata qua, è abituata a vivere secondo la cultura e il modo di vivere italiano. Tutti questi pensieri mi tormentavano. Non essendo riuscite ad ottenere il permesso di soggiorno, siamo dovute ripartire per l'Ucraina. La mia bambina aveva solo tre anni e mezzo. Ma una volta tornate, ha iniziato a stare male, con febbre sempre molto alta ed in pessime condizioni di salute. Il pediatra mi ha consigliato di portarla in Italia, visto che in Ucraina vivevamo vicino a Cernobyl e la sua salute cagionevole ne risentiva. Così, dopo un anno e quattro mesi siamo tornate di nuovo in Italia, dove la mia bambina ha iniziato a stare di nuovo bene e a crescere, era come se fosse rinata. Con una figlia piccola non potevo lavorare come badante e quindi ho trovato lavoro a ore nelle famiglie. La legge che usciva per la regolarizzazione riguardava le badanti e abbiamo quindi dovuto attendere il 2009, anno nel quale sono riuscita a presentare i documenti e ricevere il permesso di soggiorno. Mia figlia ora ha 10 anni e solamente dopo questi 10 anni ha avuto il permesso nel paese dove è nata, l'Italia, a Rimini e può andare a scuola come tutti gli altri bambini. Il 4 ottobre le è stato consegnato il permesso, esattamente un giorno prima del suo decimo compleanno. Ed è stato il più bel regalo di questo compleanno. Ricordo ancora quante volte siamo rimaste per strada perche non potevo pagare l'affitto, oppure perchè eravamo clandestine. Ora spero che questa cosa non accadrà mai più. Abbiamo un permesso e possiamo vivere, studiare e lavorare e avere diritti."

 

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