Le memorie "minori" di Borgo Marina

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 20 ott 2010
di Luca Vici

La zona della stazione fu stravolta dalla guerra
Così nacque e scomparve il sovrappasso che scavalcava la ferrovia

La decisione di realizzare dei sottopassi alle vie Traj (via Tripoli), e viale Principe Amedeo fu presa dal consiglio comunale del dicembre 1912.
Tuttavia fino all'anno 1915 del sovrappasso non si vide l'ombra se è vero, come ricorda il settimanale cattolico L'Ausa, che il sindaco, Adauto Diotallevi, dovette recarsi a Roma per incontrare la direzione generale delle Ferrovie dello Stato allo scopo di affrettare la realizzazione di tale opera.
Si trattava infatti di una struttura strategica per il turismo di quegli anni, nei quali gli ospiti provenienti dalla stazione si recavano nella zona dei villini proprio percorrendo il viale Principe Amedeo.
Dovremo però aspettare il 27 marzo del 1915 per l'aggiudicazione dell'appalto dei lavori, affidati ad un nome illustre quale quello dell'ing. Gaspare Rastelli, autore del restauro del Palazzo dell'Arengoe del teatro Galli dopo il terremoto del 1916.
Ivo Gigli ricorda il sovrappasso come "un ponte pedonale con due grandi scalinate laterali, ciascuna in due soluzioni, sostenuto da fusti di ghisa nera stile floreal, i lampioni in alto e lastricato da larghe piane di cemento con tanti buchi per lo scolo dell'acqua piovana.
Una più larga scalinata a larghi gradoni bassi in porfido preparava l'ascesa alla scalinata vera e propria dal lato a mare, mentre dall'altra parte, i livelli del terreno più alto, v'era solo una leggera salita".
Lo stesso Gigli ricorda quando, allora bambino, aspettasse sopra il sovrappasso l'arrivo del treno a vapore, per essere immerso in quella che lui definisce una nube tiepida dalla quale appariva e spariva come un fantasma.
Ricorda inoltre come fosse pericoloso d'inverno attraversare il sovrappasso a causa delle gelate, che causavano numerose cadute, e che il rimedio allora trovato, ossia di cospargere la struttura di rami, non fosse poi così congeniale a causa dei furti di quella stessa legna, per bruciarla nelle stufe.
Le due strutture vennero distrutte dai bombardamenti compresi tra il 1° novembre 1943 e il 21 agosto 1944. In particolare l'incursione del 21 gennaio 1944 si concentrò sulla ferrovia e per il sovrappasso fu la fine.
Fonte: Arnaldo Pedrazzi, "La Rimini che non c'è più, le dimore gentilizie".

I ricordi non abitano solo nei grandi monumenti

Quando narriamo le vicende dei luoghi storici di Rimini, solitamente ci soffermiamo su quelli più celebri, visti decine e decine di volte dai riminesi che con il tempo si sono affezionati.
Vi sono però altri luoghi, altrettanto importanti per la vita di ogni abitante di Rimini che, in modo soggettivo, restano legati ai ricordi di una parte della vita.
Arnaldo Pedrazzi, nel testo "La Rimini che non c'è più, le dimore gentilizie", ci parla di due luoghi del borgo Marina, per lui particolarmente importanti perché collegati ai suoi ricordi d'infanzia.
Egli parla infatti di due manufatti che potremmo definire "minori" distrutti dalla seconda guerra mondiale: il sovrappasso di viale Principe Amedeo, che si trovava nei pressi dell'attuale sottopasso, e il Gazometro, al cui posto oggi svetta il grattacielo.

Il Gazometro di via Monfalcone
Era nel luogo dove ora sorge il grattacielo

L'opificio del gaz, eretto dalla Società belga pour l'eclarage et le chauffage per le gaz nel 1865, che si trovava in quel viale allora denominato dei Bagni, e che solo nel 1890 venne ribattezzato al Principe Amedeo, duca d'Aosta e terzogenito di Vittorio Emanuele II.
L'attività del gazometro ebbe inizio la sera del 5 novembre dello stesso anno con l'alimentazione di ben 470 luci, del teatro e di alcuni negozi: tali fanali a gas andarono ad aggiungersi ai 70 lampioncini ad olio, appesi a lunghi bracci di ferro, posti nelle piazze e all'incrocio delle strade più frequentate, introdotti nel 1802 da Napoleone I.
Anche la toponomastica della zona risentì dell'innovazione se è vero che nel 1926 la via Monfalcone era soprannominata via Gasometro.
Su questo argomento ha scritto anche Ivo Gigli nel suo libro di ricordi "La marina perduta:gli splendidi anni 30' nei ricordi di un ragazzo", dove descrive la villa Carloni, il cui proprietario era il concessionario della Società Gaz Rimini, descrivendola come un villino nel cui pianoterra stavano gli uffici e nei pressi i grandi gasometri nascosti dagli alberi e da un canneto che accompagnava tutta la cancellata.

 

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