Intorno al vino: quell'incredibile Pagadebit del 2005
Tutto comincia il giorno che Davide Bigucci decide di far ordine nella cantina del suo Podere Vecciano. Trova tre o quattro bottiglie vecchie di Pagadebit, dimenticate dall'annata 2005. Siccome il bianco riminese, si dice, dura un anno o poco più, Bigucci stappa per rovesciare tutto nel lavandino. Ma poi ci ripensa e prova a versare nel bicchiere. Miracolo! Un bianco di una complessità olfattiva mai visto, quasi una vendemmia tardiva. Lo assaggia. Trasale. Poi incredulo porta due bottiglie a Ricky Agostini dell'Enoteca del Teatro di Rimini. Lui ne apre una e la meraviglia è la stessa: un bianco complesso, piacevolissimo. L'altra bottiglia la apriamo insieme: anche io condivido l'incredulità. Un Pagadebit così longevo?
Mentre dibattiamo passa per caso Luca Mei del ristorante Farini 13 nel centro di Rimini. Gli diamo un bicchiere, alla cieca, senza dire cosa sia. Anche lui loda ingolosito questo bianco che sa di filari arroccati sul mare, di colline di ginestra, di vigna all'imbrunire. Che spettacolo. Purtroppo le quattro bottiglie in questione non esistono più, ma quanto è accaduto deve far ripensare, e molto, sulle potenzialità dei bianchi riminesi.
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