Dalle Ande agli Appennini
Storie e personaggi del nostro sport
Così il cileno Santiago Alvarez divenne campione, maestro di boxe e riminese
Riminese lo è d'adozione Santiago Alvarez, un ex boxeur che negli anni ‘70 ed ‘80 figurava tra i primi dieci pesi piuma in tutte le classifiche mondiali. Arrivò nella nostra città nel 1982, allorché faceva parte della fortissima "colonia" di Alfredo Branchini. Rimini, da allora, diventò l'approdo ideale, una sorta di porto sicuro, nel quale la natura zingaresca del nostro uomo poté trovare una pace relativa.
Aveva due anni Santiago, quando il padre Juan Enrique, nel 1952, si trasferì da Santiago del Cile a Guatamozin, un piccolo paese della sterminata provincia di Cordoba, in Argentina. La mala suerte, che è l'eterna compagna di tutti i poveri, si accanì con il vecchio Juan, facendogli, anno dopo anno, conoscere l'aspetto più avvilente della sconfitta. Il piccolo Santiago, dovette, prima di tutto fare a pugni con la vita. Varcare la soglia di una palestra, infilarsi i guantoni per salire su di un ring e battersi da hombre, non fu una scelta ma un destino. A diciotto anni Alvarez andò a Buenos Aires. Qualche altro combattimento da dilettante e poi il passaggio al professionismo. Il debutto a torso nudo avvenne nel Luna Park: "Avevo vent'anni e quella vasta arena fatta costruire da Pepe Lectoure nel 1932 mi parve il posto più bello del mondo. Lì c'erano Oscar "Ringo" Bonavena, Victor Galindez, Hugo Pastor Corro e Carlos Monzon. Allora ero soltanto un piccolo boxeur che cercava di farsi largo in un ambiente duro e spietato, ma ero giovane e le speranze erano tante".
Le vittorie si sommarono alle vittorie. Santiago sconfisse Juan Domingo Malvarez (che aveva tirato per ben due volte per il titolo mondiale); si impose ai punti a Carlo Martinetti, distrusse la speranza argentina Joaquin Herrera. In Sud America, il nostro uomo sostenne 87 match, poi nel 1981 si trasferì in Europa. Il 21 novembre dello stesso anno incontrò, sul ring di Wembley a Londra, Bozza Edwards e fece incontro pari. Nel lasso di tempo che va dal 1982 al 1984 incontrò tutti i migliori pari peso che erano sulla piazza.
Ricordando quel periodo Santiago scuote il capo ed accenna ad un mesto sorriso: "Tutto passa! Qué va, compadre, questa è la vita!" L'ultimo incontro Alvarez lo disputò a Forlì. Era il dicembre 1984. Da professionista aveva sostenuto 116 combattimenti, dei quali 29 in Europa ed 11 in Italia. Fu uno dei pochi pugili a ritirarsi vincente. A questo proposito vorrei ricordare che negli ultimi sette match disputati riportò altrettanti successi. In seguito, mettendo a disposizione degli allievi l'enorme esperienza acquisita, divenne insegnante. Iniziò a Milano con Branchini. Seguì Valerio Nati, Efisio Galici, Lucio Cusma, Alessandro e Massimiliano Duran.
Ma la vita non è stata generosa con Santiago el campeon. Anche se non lo dirà mai, perché i cileni sono orgogliosi e tengono mucha hermanidad, l'Italia e Rimini, soprattutto, si sono dimostrate ingrate con lui. Io credo di intendermi assai più di poveri che di boxe, per cui posso immaginarmi quello che passa per il capo di Santiago Alvarez. Chissà quante volte avrà rivisto in sogno le luci del Luna Park, si sarà inoltrato nelle dritte strade di Buenos Aires, perdendosi in uno struggente tango di Gardel, avrà riudito l'urlo del vento che furioso flagella la Sierra Ventana. Ti auguro, di cuore, tanta buona fortuna, amico Santiago. Che tu possa trovare quello che per tutta la vita hai cercato.
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