Se Berlusconi fosse un frutto..
Nel Paese dei cachi
Siamo all'autunno della repubblica?
Se Silvio Berlusconi fosse un frutto, quale sarebbe? Okay, una banana, la battuta è facile e ritrita, e la scartiamo subito. Respingiamo pure facezie tendenziose tipo «la mela di Biancaneve» o «un marrone, anzi due». Questo non è uno sfogo da bar, ma un gioco da salotto - o, visto il tema, da mercato coperto. E proprio tra la frutta di stagione troviamo la soluzione al quesito: se il premier fosse un frutto, sarebbe senz'altro un caco. Un cachi. Un kaki. Ecco, già questo potrebbe essere un primo aspetto comune, e cioè l'incertezza sul nome della pianta: anche il partito di Berlusconi non si sa mai come chiamarlo, Forza Italia, Partito della Libertà o Popolo della Libertà. Ma questo accostamento forse è un po' tirato per i capelli, veri o falsi che siano. Vediamo i punti in comune più fondati.
1. Il caco divide in due l'opinione pubblica. O lo ami o lo odi, non esistono posizioni centriste. Basta la parola per suscitare da un lato golosi entusiasmi e mugolii di apprezzamento, dall'altro smorfie disgustate di gente che non assaggerebbe un caco nemmeno se fosse l'unico frutto rimasto sulla terra. E i tratti che lo fanno amare dagli uni sono gli stessi che lo rendono odioso agli altri: è dolcissimo, molliccio, gelatinoso Berlusconi non è molliccio e gelatinoso (quello, semmai, è Bondi), ma la sua incontrollabile voglia di piacere ad ogni costo fa l'effetto del gusto ultrazuccherato del caco: c'è chi lo trova irresistibile e chi nauseante, e fra i due schieramenti non c'è possibilità di dialogo.
2. Non sopporta le macedonie con altri frutti. Il caco è grosso, voluminoso, accentratore, fa sentire troppo il suo peso nel dessert, di cui aspira ad essere l'unico protagonista. Questo anche perché, a differenza di mele, arance o uva, è difficile da tagliare e da sgranare. Per di più, se lo mescoli troppo energicamente in un'insalata di frutta si spappola. L'ideale per il caco è stare al centro del piatto, circondato da tanti appetitosi fruttini, tipo ciliegine decorative o graziose fragoline di bosco reclutate in Puglia. Oppure, allearsi strategicamente con certi formaggi settentrionali, magari di capra, per correggerne il sapore eccessivamente greve (o, come dice Berlusconi riguardo ai suoi rapporti con Umberto Bossi, «interpretarlo»).
3. Lega la bocca. Com'è noto, il caco può allappare la lingua dando la classica sensazione di bocca legata; e anche il premier ha la tendenza a legare la bocca, specie a giornalisti e a magistrati scomodi. La differenza è che il caco lega la bocca quando è acerbo; Berlusconi, invece, ha sviluppato questa caratteristica in età più che matura, cioè quando è entrato in politica.
4. E' un frutto tipico di una stagione - nella fattispecie quella più malinconica, triste e deprimente. L'autunno, per il caco; per Berlusconi, la Seconda Repubblica in questa nostra terra dei cachi.
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