Il primo bombardamento di Rimini

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 20 ott 2010
di Ariodante Schiavoncini

1 novembre 1943
Le vittime furono 68 e in un rifugio del Borgo Marina fu strage

Ci sono episodi, lieti e tristi, che più di altri occupano la nostra memoria. In questi giorni ritorna il ricordo del primo bombardamento di Rimini, avvenuto alle ore 11,50 circa, del primo novembre 1943. Quel primo bombardamento, come la storia riporta, compiuto da diciotto caccia bombardieri inglesi, ha causato distruzioni e sessantotto vittime. Dopo la fine della guerra, la breve strada, che collega le vie Giovanni XXIII e Gambalunga, è stata intitolata via Vittime Civili di Guerra, per ricordare i diciotto cittadini morti sotto le macerie di un rifugio paraschegge scavato in quella strada. Da quel rifugio, come ho più volte ricordato in altri miei scritti, io e un altro giovane, siamo gli unici, fra i venti cittadini sepolti, a essere stati estratti vivi. Forse gli amministratori riminesi dell'epoca erano convinti che per gli Angloamericani, la città non rappresentasse un obiettivo militare. Non erano stati creati rifugi adatti allo scopo, i soli luoghi, che avrebbero potuto dare una speranza di sicurezza, erano i sotterranei delle chiese e le cantine dei vecchi palazzi del centro cittadino. Tutti i rifugi, creati in vari punti della città, erano scavi di qualche metro di profondità, ricoperti di terra sostenuta da pali di legno. Erano rifugi paraschegge, potevano al massimo riparare da eventuali mitragliamenti aerei. Per lo stesso uso, era stato creato il rifugio di Via Vittime Civili Di Guerra. Conosciuto dai riminesi, come il rifugio della croce verde.  Quel primo bombardamento, subito da cittadini increduli e impreparati è stato l'inizio della quasi totale distruzione della città. La fine di ogni attività commerciale, industriale, e amministrativa. I riminesi, disperati e impotenti, sono stati costretti ad abbandonare la città, per cercare ospitalità nei paesi vicini e in casolari di campagna. Quando le televisioni, trasmettono i filmati di lunghe file dei più svariati mezzi di trasporto, carichi di povere masserizie, di bambini e adulti, che fuggono da zone in guerra, è doveroso ricordare ai riminesi delle nuove generazioni, che anche i loro vecchi si sono trovati in quella disumana situazione.

 

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