Pataro, un rione difficile

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 06 ott 2010
di Annamaria Bernucci

Una zona della città per secoli preda del degrado
Fra eretici, comunità di pie donne e mendicanti

Tutta l'area compresa tra il torrente Ausa e la fossa Patara che con il suo andamento sinuoso confinava con l'urbs, e con i suoi monumenti civici e religiosi, prese il nome di rione ‘pataro'. In ragione dell'eresia ‘caduta addosso' ai suoi abitanti (per lo più mendicanti e altra povera gente) con la Bolla di Innocenzo IV nel 1254.
Per lungo tempo nella memoria popolare quei Bastioni indicavano un luogo negletto, di pratiche e di sudiciume lasciati da gente di passaggio, rifugio temporaneo per sbandati e soldataglie tra le mura e i resti dell'anfiteatro, che, ricordiamolo, fu anche lazzaretto tra ‘400 e ‘500.
La qualità e la densità demografica del rione verso i Bastioni non migliora nemmeno con la presenza di un'importante ‘presidio' religioso come quello della chiesa e del convento dei Padri Canonici Lateranensi che nel 1464 (e sino alle soppressioni napoleoniche) presero il posto delle suore abbadesse, probabilmente benedettine che avevano abbracciato la regola francescana, e che in quell'area si erano insediate dal XII secolo. La chiesa, sin dall'origine dedicata a San Marino, oggi è più conosciuta come Santa Rita. Nel 1556 venne aperta la cosiddetta Strada Nuova, che arrivava in faccia alla chiesa lateranense, prolungata nel 1920 per consentire il collegamento con i Bastioni con conseguente abbattimento di tre cappelle laterali. Nel 1862 venne costruita la grande caserma Castelfidardo: l'edificio aveva il fronte principale sulla Strada Nuova. Ma la frequentazione della zona e dei Bastioni non era certo migliorata.
In prevalenza c'erano orti, ma anche sterpaglie, terreni incolti che si arrampicavano a ridosso delle vecchie mura malatestiane, baluardo difensivo della città verso sud-est. Ma il confine vero rimaneva il fiume, l'Ausa, pieno di acquitrini e canneti, divenuto nausebondo, sanato e tombinato alla fine degli anni '60 del ‘900. Il suo letto è stato trasformato in quel polmone verde che ora conduce attraverso una ciclabile e un percorso pedonale dalla vecchia fiera alla Marina. Il ponticello di legno che collegava l'attuale via Galeria al quartiere dei Traj (via Tripoli) realizzato in occasione della ‘ristrutturazione' della viabilità tra gli anni '20 e '30 assieme alla apertura della via Bertani che congiunge i Bastioni a via Minghetti, scomparve anch'esso con l'interramento dell'Ausa.

La via dei Bastioni Orientali
Via dei Bastioni Orientali corre all'interno delle mura medievali. Oggi, oltre a rappresentare una suggestiva prospettiva alberata presso l'Arco, è soprattutto una strada congestionata da traffico. Un tempo quei bastioni erano la parte di città più desolata. Lo è stata per secoli, particolarmente dall'alto medioevo sino all'inizio del ‘500. In età romana. quando ancora era ben vivo il reticolo viario, questa area, seppur decentrata, sulla quale sicuramente insistevano edifici e piccoli laboratori artigianali, godeva della vicinanza del porto, mentre durante l'età imperiale il grande anfiteatro, ben visibile con la sua forma elittica anche dal mare, essendo la linea di costa più vicina alla città, agiva da attrattore con i suoi spettacoli gladiatori. La decadenza si accentuò nei secoli medievali e la marginalità diventò estrema per la concentrazione di piccole comunità di donne, beghine, mendicanti e le loro misere dimore lungo tutti i bastioni.

Case per la piccola borghesia
I villini iniziarono a sorgere nel 1928
I Bastioni cominciarono a cambiare volto nel 1928 con il piano edilizio della Società Anonima Cooperativa Case Popolari fondata nel 1891. Su quegli stessi terreni che per anni i parroci della chiesa di Santa Rita avevano avuto in concessione dal demanio per i loro orti, eressero una serie di case ‘abbinate'. Proseguiva così il piano di espansione novecentesca della città a nord est, in particolare nel rione Pataro, area strategica, ancora chiusa nel circuito murario malatestiano, mediante una razionalizzaione del sistema viario e l'adozione di nuovi criteri igienici e sociali ad opera dell'ing. Riccardo Ravegnani, che di quella Società fu lungamente l'animatore. L'area cortilizia retrostante dei nuovi fabbricati di ‘tipo ridotto' confinava con le casupole della malfamata contrada Gaiana nel tratto dall'Arco sino a via Castelfidardo e nel segmento successivo con la canonica e l'abside della stessa chiesa. La tipologia edilizia prevedeva case a due piani da quattro a sei vani, un po' più ridotte rispetto alle abitazioni costruite nel primo stralcio del piano edilizio, già completato nel 1927, di via Anfiteatro e via Clementini. Le case dei Bastioni sono destinate alla piccola borghesia, al ceto impiegatizio emergente della città: tra i primi residenti l'ingegnere Stramigioli, il maestro di musica Massari, il sacerdote Luigi Del Monte, l'armatore Costantini.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č