Dimmi chi bestemmia e ti dirņ se pecca

RIMINI - Notizie satira - mer 06 ott 2010
di Nando Piccari

"Bisogna saper contestualizzare"
Un nuovo lodo per sdoganare il moccolo di Stato?

Vista l'enfasi con cui, nei giorni precedenti, Frattini, Quagliarello e compagnia adulante avevano assicurato che il 29 settembre Berlusconi avrebbe tenuto alla Camera un «discorso alto», ci si attendeva di vederlo arringare i deputati aggrappato al lampadario di Montecitorio, essendo quello il solo modo per innalzare di tono e di contenuto le sue abituali esternazioni. Invece si è capito subito che, ancora una volta, l'unico "aiutino" in grado di elevare la sua statura istituzionale sarebbe venuto dai due piccoli montacarichi che si è fatto installare nelle scarpe.

Alla vigilia del round parlamentare sulla fiducia, più di un commentatore si era inoltre chiesto se il suo sarebbe stato un discorso "di pancia o di testa", secondo quell'abusata espressione che sta ad indicare la differenza, in politica, fra il farsi guidare dall'impulso emotivo o, viceversa, il saperlo tenere a bada dando prevalenza alla sfera razionale. Confesso che mi sarei aspettato la prima delle due eventualità, non foss'altro perché fuorviato da quelle impietose immagini di repertorio che, puntualmente ad ogni Tg, ce lo mostrano mentre procede in mezzo ai suoi "gorilla" con l'andatura traballante di un'anziana e sorridente bertuccia molto sovrappeso. Ci sono invece tutti gli elementi per definirlo un "discorso di testa": per dirla col De Niro de Gli Intoccabili, "solo chiacchiere e parrucchino".
Ma un'insuperabile performance di statista "Lui" l'ha fornita nell'intermezzo fra le due esibizioni in Parlamento, con quell'educativa recita notturna in cui, dopo gli angosciati lamenti per le persecuzioni della magistratura bolscevica, non ha tuttavia voluto far mancare ai suoi giovani e adoranti "squadristi della libertà" il conforto dell'ennesima barzelletta sugli ebrei, alla quale, all'indomani in Senato, sarebbe seguita l'orrida truculenza antisemita del fascistone suo sodale Ciarrapico. Per non parlare dell'elegante barzelletta con bestemmia che, insieme alle risate cretine di un uditorio di "servitori in divisa", gli è valsa anche un ennesimo salvacondotto. Infatti, alle tante depenalizzazioni di reati che gli davano fastidio ed alle impunità collezionate "ope legis", può adesso aggiungere la "depeccatizzazione" della blasfemia concessagli da Mons. Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione. Mentre per la "vecchia evangelizzazione" bestemmiare era peccato e basta, quella "nuova" - sembra dire Fisichella - è più di manica larga, perché «bisogna saper contestualizzare» la bestemmia. Ne consegue che se un carpentiere tira un moccolo per un banale schiacciamento di pollice col martello, sei Pater, Ave e Gloria non glieli leva nessuno. Se invece al "presidente-operaio" necessita una bestemmia per rilassarsi insultando Rosy Bindi nelle pause del suo duro e solitario lavoro di ricostruzione de L'Aquila, in base al "lodo Fisichella" «non bisogna provocare una tempesta in un bicchier d'acqua». Ora però il monsignore, per par condicio, dovrebbe preoccuparsi anche dei camionisti che votano centro-sinistra, indicando loro il modo di «contestualizzare» i passati calendari-osè di talune odierne "Primedonne della Libertà", affinché ne possano fruire senza più incorrere nel peccato previsto dal sesto comandamento.

 

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