Berlusconi a fine corsa, forse
Solo la Lega parla chiaro ma mette a rischio l'unità nazionale
Ma dopo il suo fallimento non si intravedono alternative
I sintomi di una grave crisi italiana ci sono tutti. Tra poco anche il governo probabilmente sarà costretto alle dimissioni e l'era di Berlusconi volgerà forse al termine. Forse, perché la vitalità dell'uomo è certamente straordinaria.
Ma il malessere che è arrivato alle alte sfere parte da lontano. La crisi italiana è la crisi di un paese che accanto a settori e soggetti di grande valore, operosità, creatività ed efficienza si trascina ancora dietro pezzi di Medio Evo, problemi irrisolti, che lo stanno portando a fondo come palle di piombo legate alle zampe di un cavallo che potrebbe correre.
Università e ricerca, professioni, mass media, giustizia, fisco, mobilità, criminalità organizzata, costituiscono nodi connessi tra loro che non si possono risolvere senza un grande sforzo di rinnovamento che sia allo stesso tempo sociale e politico. Purtroppo, la classe politica appare interessata solo al potere. L'unica proposta chiara, forte e autorevole è quella della Lega.
Ma si tratta di una proposta che minaccia le radici dell'unità nazionale e, al di là del modello federale, non propone altre soluzioni. A molti appare tuttavia, di fronte al declino inesorabile delle condizioni di vita, una scelta di emergenza. Ognuno di noi, istintivamente, pensa che, se tra due persone una deve soccombere, è bene che sia l'altro. Purtroppo, non c'è nessun'altra proposta che non sia retorico solidarismo o nuovismo vuoti di contenuti. Come sempre in Italia, il partito più forte è quello che viene votato da chi si tura il naso, per usare la famosa espressione di Montanelli. Vale a dire il voto di interesse. Che è il vero voto, scusate se lo dico.. Lo Stato si occupa infatti di problemi materiali dei suoi cittadini, non di condurli verso il Paradiso o la Rivoluzione.
Tutti i problemi, alla fine, si riducono comunque ad uno: nel piccolo mondo diviso tra est, ovest e il "terzo mondo", la competizione era ridotta e i nostri enormi sprechi di sistema venivano compensati dalla situazione di concorrenza limitata. Con la caduta del Muro e la globalizzazione, la partita è diventata più dura; ci voleva un'efficienza dalla quale siamo molto lontani. Oggi anche gli Stati Uniti (un sistema poco efficiente, anche se molto potente) attraversano una delle più gravi crisi della loro storia. L'Italia, con la sua popolazione di vecchi, l'immensa classe burocratica improduttiva, la casta politica incapace e avida, ha perso intelligenza di sistema. Il paese che negli anni '60 aveva conquistato i mercati con il cinema, il design, la moda, l'industria, in poche parole con la sua intelligenza e la sua creatività, oggi è un paese stupido e inerte. Basta guardare quello che è lo specchio di ogni società: i mass media. In mano a una lobby di editori collusi con la politica e a uno dei giornalismi più miserabili del mondo, semplicemente sembrano parlare di un altro pianeta.
La situazione non appare al momento particolarmente rosea. Berlusconi ha purtroppo fallito. Dopo oltre vent'anni non è riuscito a colmare quelle lacune che ancora tengono l'Italia ai margini del nucleo forte europeo. Il consenso che chiedeva lo ha avuto, in termini di voti e di popolarità, quindi gli italiani hanno dato ciò che potevano. Ma come quasi ogni maggioranza dall'inizio della democrazia in Italia (che nasce con l'alternanza, cioè dopo la fine del comunismo), la sua coalizione si è sfaldata. Complotti, tradimenti, cambio di gabbane, manovre oscure, ricatti, minacce, tutti i vizi che gli stranieri rimproverano agli italiani, sono stati esibiti.
La classe politica che ci governa ha svilito la nostra immagine internazionale. Nonostante abbiamo un sistema in cui la politica controlla i media, le lotte interne sono così degenerate che, insultandosi e infamandosi a vicenda, oggi i politici appaiono agli elettori come una banda di personaggi loschi, avidi e rapaci, dediti alla cocaina e a festini etero e omo, corrotti, inetti, arroganti. La maggior parte degli italiani se ne libererebbe completamente. Eppure, la casta della quale siamo sudditi, totalmente incapace di guidare il paese, è così blindata dietro le mura della partitocrazia da apparire invulnerabile. Siamo un popolo diviso e ingenuo, che riesce sempre ad arrangiarsi, e che i potenti da sempre sanno tenere sotto con false promesse e qualche bastonata. Non sappiamo essere liberi perché della libertà non vogliamo pagare il prezzo di coraggio e di responsabilità.
Ora si preparano ad un'altra costosissima campagna elettorale, che sarà come sempre finanziata con i nostri soldi, e dalla quale emergerà il solito pasticcio di partiti, oppure la fine della nazione.
Non è una scelta invitante. Posso solo sperare di essere troppo pessimista.
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