Intervista a Gerry Longo del Grande Fratello
Due inviti a cena molto particolari
All'Uva Nera di San Mauro dall'11 al 14 novembre
Se provassimo almeno per una sera a mettere da parte il senso soverchiante della vista per riflettere sul significato del valore multisensoriale del cibo?
Se provassimo a riscattare la forza del gusto, dell'olfatto, del tatto e, perché no, dell'udito, magari giocando a riconoscere le cose, a distinguere senza vedere, a godere delle fragranze senza il condizionamento del colore?
Il buio come valore è il diktat di "La Cena nel buio", in programma il 13 e il 14 novembre all'enoteca Uva Nera di San Mauro Pascoli. Un incontro organizzato in una sala tenuta rigorosamente al buio, nella quale gli ospiti vengono guidati da personale non vedente. Uno stimolante percorso alla scoperta del cibo e dei sapori e un'occasione per fare anche nuove conoscenze, relazioni interpersonali si intrecciano su basi del tutto diverse, dove l'apparire degli altri lascia inevitabilmente il posto solo all'essere ed al sentire comune. Organizzatore della serata è Gerry Longo, ex concorrente del Grande Fratello, a cui chiediamo qualche delucidazione.
Com'è nata l'iniziativa?
«L'idea è nata dieci anni fa in un ristorante di Berlino per avviare una forma più innovativa e multisensoriale di percezione del cibo: mangiare con solo con gli occhi ma usando anche tutti gli altri sensi. Nel 2002 il progetto è sbarcato in Italia e nel 2005 l'ho sperimentato personalmente per la prima volta a Roma per poi diffonderlo in tutta Italia. Oggi ho all'attivo trentacinque cene delle più svariate tipologie: serate a tema, eventi aziendali di formazione degli operai, cene con gli onorevoli. La cifra comune è la volontà di far conoscere alla gente, in un mondo dove l'immagine è tutto, ciò che è invisibile agli occhi attraverso l'uso degli altri quattro sensi».
Quali sono le reazioni degli ospiti?
«Le impressioni di coloro che partecipano alla cena sono sempre molto diverse dato che si tratta di un'esperienza personale molto forte. Si passa dal disorientamento totale alla graduale acquisizione della consapevolezza, dopo una ventina di minuti, dell'amplificazione delle proprie capacità. Il personale, composto esclusivamente da persone non vedenti, è formato appositamente per rassicurare gli ospiti e creare con loro un rapporto di fiducia».
La tua partecipazione al Grande Fratello ti ha permesso di far accogliere con maggiore facilità la tua iniziativa?
«Sicuramente si. Avevo proposto la serata anche nell'ambito del reality con la differenza che, per ovvi motivi, non si poteva stare al buio ma i concorrenti erano bendati. Da quel momento l'iniziativa ha avuto una maggiore diffusione».
Qual è il bagaglio che ti auguri possano acquisire coloro che partecipano alla cena?
«Spero che le persone si rendano conto che quanto il nostro mondo ipervisivo ci induca quotidianamente a trascurare gli altri sensi e capiscano che esistono altri modi per comunicare oltre alle immagini. Bastano poche frazioni di secondi perché un'immagine entri nel nostro cervello senza che noi ce ne possiamo accorgere, eppure questa immagine può condizionare il nostro pensiero e di conseguenza le nostre azioni mentre in qualsiasi modo vogliamo metterci in contatto con gli altri e con noi stessi, vi riusciamo bene solo quando lo facciamo con il cuore. E il buio in questo ci aiuta».
Nelle serate dell'11 e il 12 novembre "Invito a cena con delitto", in cui una compagnia teatrale inscenerà un vero e proprio delitto. Per info 0541/944975.
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