C'č la crisi? Facciamo una crisi

RIMINI - Notizie primo piano - mer 06 ott 2010
di Stefano Cicchetti

Politica e cittadini
Verso nuove elezioni senza aver risolto nulla

"Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani". Lo slogan del capo del governo - uscire dalla crisi senza aumentare le tasse - si rivela ogni giorno di più per quello che è: uno slogan, appunto. Che vale quanto quello, a dire il vero passato un po' nel dimenticatoio, del "meno tasse per tutti". La pressione fiscale secondo l'Istat, è passata dal 42,9% del 2008 al 43,2% del 2009. Guadagniamo così il quinto posto in Europa nella poco invidiabile classifica, raggiungendo la Francia.
In tempi di crisi e recessione globali, sarebbe stato ben difficile che accadesse il contrario. Però è altrettanto difficile dimenticare anche che la crisi da questo governo è stata prima negata - "fattori psicologici, l'economia reale non ne risentirà" - poi minimizzata - "ne usciremo meglio degli altri" - infine data per morta un tantino prima del tempo - "la ripresa è già iniziata". Ciò nonostante, le promesse continuavano a lenire i mali della fragile psiche degli italiani. Alle imprese: "aboliremo l'Irap", "si pagherà l'Iva solo dopo l'incasso delle fatture". Ai cittadini: "nessuno sarà lasciato solo". "la disoccupazione è sotto la media europea".
Intanto però ci troviamo a mandare i figli in scuole con meno insegnanti, meno bidelli e meno attività didattiche. La ricerca, un lusso per quei secchioni di asiatici. I trasporti pubblici locali di questo passo serviranno solo come veicoli per far viaggiare la pubblicità sulle fiancate dei bus, perché con i tagli già annunciati parlare di "servizio" sa davvero di beffa. La sanità si arrampica sugli specchi, fra casi inquietanti che ormai si succedono non solo nelle regioni meridionali. E le infrastrutture? Di intoccabile sembra ci siano solo il ponte sullo stretto di Messina le autostrade care ai leghisti, per quanto di cantieri se ne vedano pochi anche da quelle parti e le cifre dei soldi veri continuino a ballare.
E da noi? Come dappertutto, i tagli agli enti locali paralizzano praticamente tutti i bilanci. Di più, costringono ai salti mortali solo per garantire un minimo accettabile di servizi. Chi paga tutto ciò? Naturalmente chi di servizi ha più bisogno, i purett. Ma poi le conseguenze arrivano per tutti. Non ci sono soldi per il capodanno Rai? Molti addirittura ne gioiranno, peccato che non ci siano soldi per nessun altra forma di promozione del nostro turismo, più o meno efficace o azzeccata. E se non facciamo sapere che esistiamo, difficilmente la gente ci verrà a trovare. E i servizi sociali? E le strade? E le fogne? E l'edilizia che rischia di ritrovarsi senza eco-incentivi? E il manifatturiero che boccheggia?
Però abbiamo anche una gran fortuna. Perché tutte queste cose mica ci riguardano. Lo si capisce osservando cosa succede là dove si decidono le cose. E dove si è in tutt'altre faccende affaccendati. Case a Montecarlo, escort, nuovi partiti, legge elettorale da cambiare, maggioranze variabili, processi penali rinviabili, elezioni anticipate.
Meno male, vuol dire che chi ci guida davvero della crisi non ne sta risentendo affatto. E certamente ne uscirà meglio degli altri. Peccato che quegli altri siamo noi.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č