C'erano una volta le tende in spiaggia...

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 22 set 2010

Un tuffo nel passato tra personaggi, aneddoti e racconti
Al Bagno 39 un tempo ritrovato

Non sono poche le persone che sul Lungomare Murri, all'altezza del Bagno 39, si sono fermate quest'estate catturate da una visione d'altri tempi. Due tende, gonfie di vento, maestose, si innalzavano nel prato variopinto di ombrelloni. Il primo impatto visivo, per chi da bambino si è riparato dal sole sotto alle tende, diventava un'emozione. Nel proliferare di trovate balneari d'ogni tipo queste tende a rigoni, sostenute da una cordicella fissata a un palo, sono un recupero quasi amoroso, che attiva zone oscurate della memoria. Il tratto di spiaggia a ridosso di piazza Tripoli è frequentato non solo dagli ospiti della Riviera, ma anche da riminesi i cui padri e nonni qui erano di famiglia. Sono loro, e non solo l'indaffaratissimo bagnino, a rievocare l'uso di "al tendi": «La sabbia era sempre fresca perché le tende venivano spostate a seconda del sole. Davanti, le sdraio per gli adulti, e dietro "la tana" dei bambini, per riposare all'ombra quando erano stanchi dei giochi in riva al mare.» Sotto la tenda spesso si mangiava: verso l'una arrivava il babbo con una gran sporta di paglia piena di panini al prosciutto, o burro e acciughe, il vino, l'acqua con l'idrolitina e la ciambella. Dopo, guai fare il bagno... meglio un sonnellino! Quando tirava vento, qualche picchetto saltava via e cominciava a sbatacchiare, con le mamme che urlavano per chiamare il bagnino. Le tende attirano altri ricordi, di personaggi che rivivono nelle parole di chi rievoca il tempo passato. Il mosconaio era il Moro, un pezzo di Marcantonio che difendeva i suoi mosconi come cosa sacra, e i ragazzini avevano paura di lui e delle sue urla frammiste di italiano e dialetto. Verso le undici e mezza, dopo il bagno, si annunciava Pippo, il toscano che nella sua casa di Via Pascoli preparava i duri di menta, i croccanti di mandorle, gli spiedini di frutta caramellata. Davanti alle tende apriva il suo cavalletto, su cui appoggiava uno scatolone protetto da un vetro con la seducente e profumata mercanzia: i bomboloni caldi erano il top. Poi c'erano quelli dei ricami fiorentini, con enormi bisacce, e a volte arrivavano persino gli zampognari e tutti dicevano che portavano il tempo brutto. E poi... si disperdono tra gli ombrelloni aneddoti di una volta e la rievocazione di terribili trombe d'aria, col mare che era arrivato fino alla piazza e il bagnino Carlo si era salvato passando a nuoto da un finestrino del suo abitacolo. Molti si tuffano nel passato, ripensando anche al trampolino, alla zattera, alle altalene a tre metri dalla riva, alla tratta che si veniva a vedere di mattina presto, quando i pescatori tiravano a terra le reti ed era tutto un guizzar di pesci (se andava bene!) e i bambini catturavano nel secchiello i granchi o scappavano impauriti. Così, tra una riscoperta e un pizzico di malinconia, si rinfrescano le vacanze di una volta, meditando se era meglio prima la vita, o adesso, tra giochi di plastica e animazioni...

Una signora riminese

 

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