Cucinare, leggere e passeggiare, la ricetta per un futuro migliore

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 22 set 2010
di Michele Marziani

In attesa dell'ora di pranzo e dell'uscita da scuola

Pensieri in libertà, provocazioni forse, davanti a una pentola che fa sobbollire fagioli, zucca e patate

Nelle scuole dell'obbligo si insegna informatica e nessuno insegna a cucinare ai bambini. Imparare a usare il computer non serve a nulla: il computer è stupido, nel senso che più o meno fa quello che gli si dice di fare, e qualsiasi persona, standoci davanti e dandosi un po' da fare, capisce come tirarci fuori qualcosa. Credo che chiunque abbia un figlio in età scolare e un computer in casa sappia benissimo che i bambini imparano da soli e molto in fretta. Mio figlio che è un ragazzino come tutti gli altri a forza di mettere le mani sul mio Mac lo sapeva usare, bene, ben prima di imparare a leggere e scrivere. Tutti sanno utilizzare il computer. O facilmente posso riuscirci. Nessuno sa più far da mangiare. Si sente dire a destra e a manca che non c'è tempo per cucinare e per leggere: io giro per le città italiane e vedo della gran gente sempre al telefono. Nel tempo in cui si telefona si può leggere e cucinare. Lavoro tanto, tantissimo, tutti i giorni della settimana, ma cucino quasi sempre: a volte bastano dieci minuti per mettere in tavola persone felici di quello che mangeranno, in mezz'ora si fanno grandi manicaretti. Ho messo insieme apposta leggere e cucinare, aggiungerei passeggiare: sono le tre cose che possono riconciliare chiunque col mondo. A scuola nessuno le insegna, o se lo fa è perché un bravo insegnante (specie sempre più rara e difficile in una scuola che sta andando a pezzi) non perché sia la regola. Neppure a leggere, nel senso di praticare dei libri, si insegna nelle scuole: si fanno fare ricerche su Internet che finiscono in un gran "copia e incolla" e ben pochi professori ti dicono che quella non è una ricerca, è una schifezza, di tuo non c'è nulla, se non l'abilità nel muovere il mouse. Spesso gli studenti quelle ricerche nemmeno le leggono. Ma non per colpa loro, io sto sempre dalla parte degli studenti, ma perché nessuno gli chiede di farlo. La cucina è la stessa cosa: si fa la spesa per sbaglio, si acquistano prodotti precotti e prefatti senza neppure leggere gli ingredienti, si infilano nel microoonde, si mangia al bar o alla mensa. Si ingurgita di tutto finché tutto, un poco alla volta, sembra buono. Proprio come la ricerca fatta col copia e incolla, condita da due foto e tre disegni. Nessuno che cerchi le notizie sui libri o in giro, parlando con la gente, leggendo le lapidi, guardando i monumenti, scoprendo quello che il mondo rinchiude e noi neppure ci facciamo caso. Cucinare significa, oggi, prendersi del tempo per sé, prima ancora che preparare qualcosa per chi mangerà. Significa mettere insieme gli ingredienti, la materia prima, pulire, lavare, spazzolare, annusare, comprendere la freschezza, le differenze, tagliare, sminuzzare, cogliere i particolari, le sfumature, ascoltare il soffriggere dell'olio e il sobbollire delle zuppe, vedere le pietanze cambiare colore, consistenza, comprendere come basta poco, un'erbetta, una spezia, quasi un tocco di magia, per rendere perfetto un piatto. Ecco, questo bisognerebbe insegnare ai ragazzi, a scuola, a casa, ad amare la cucina, ad amare il tempo, a farne tesoro. Ad assaporarlo. Proprio come si fa con i libri. O con le strade da percorrere non per andare, ma per guardarsi in giro. È così breve la vita, andrebbe insegnato, che sprecarla è una vera follia.

 

 

 

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