RIMINI Il grande schermo e la piccola città

RIMINI - Notizie Storia Borgo ad zìtà - mer 10 set 2008
di Luca Vici
[{La storia del cinema a Rimini} La quinta arte da noi arrivò tardi, ma il successo fu immediato] Il mito di Fellini ha fatto di Rimini una delle città più “cinematografiche” del mondo. Eppure da noi l’invenzione di Lumière mise radici piuttosto tardi. Mentre in altri centri romagnoli si aprirono sale stabili fin dal 1897, a Rimini si dovrà aspettare il 1905, quando “iniziarono i lavori per un grande cinematografo nel viale dello Stabilimento bagni”, cioè viale Principe Amedeo. Il 14 luglio 1907, allo Stabilimento Bagni, venne poi allestito il cinematografo Edison: si doveva soddisfare una clientela turistica borghese assai pretenziosa e per questo aveva un elegante ingresso “ad omega”, un foyer parato di verde, mentre la sala da 400 posti e tappezzata in rosso fu decorata dal pittore fiorentino Pompeo Pazzi. Nel 1908 fu la volta di un cinematografo a fianco dell’Idroterapico e dell’arena Lido. Nel 1909 esistevano due cinema nel centro di Rimini, il Lux, in via Gambalunga e l’Aquila d’Oro, chiamato dall’anno successivo Iris, ampliandosi con un locale all’aperto: l’arena Giardino. Intorno alla metà degli anni Dieci i cinema più celebri erano l’Eden, il Bios, mentre il Politeama alternava teatro a proiezioni. Poi i cinema parrocchiali Excelsior e San Giuseppe, e le numerose arene estive, fra cui quella del Kursaal Il cinema Fulgor fu inaugurato il 5 novembre 1914 all’interno dell’albergo Aquila d’Oro. Le cronache all’epoca descrivono con entusiasmo la vastità dei locali, le comodità degli ambienti e l’eleganza degli arredi. L’edificio che l’ospitava, palazzo Romagnoli, era considerato uno dei più belli dell’800; la facciata era stata rinnovata da Onofrio Meluzzi nel 1826. Ma dopo la sontuosa inaugurazione in cui venne proiettato il film {Histoire d’un Pierrot} ad una platea di circa 700 persone, iniziarono subito problemi tra i gestori e la proprietà dei locali; la controversia fu tacitata dal terremoto del 1916 che rese inagibili i locali. Il Fulgor riprese la sua attività nei primi anni Venti, ma nel palazzo del conte Valloni, già restaurato nel 1787 da Giuseppe Valadier e con la facciata in stile liberty di Addo Cupi. L’interno non era vasto, suddiviso in tre ordini di posti: la galleria, con le poltroncine di velluto e la tariffa più cara, i posti per la classe “media” tra ingresso e la metà della platea che costavano una lira e dieci e, infine, divisi da una transenna di legno con due cancelletti laterali, i posti più economici proprio sotto lo schermo che costavano solo 11 soldi; in origine erano sedie impagliate alla viennese, poi furono semplici panche di legno. Il cinema più lussuoso del centro era però il Savoia (poi Supercinema), che aveva pure un palcoscenico. Il commento sonoro era eseguito dal vivo da una piccola orchestra o da un pianista, con esiti alterni e sonoramente sottolineati dal pubblico. La platea era varia anche se, visto il costo, i giovani erano in minoranza. Anche le donne erano poche. Ma i riminesi, come tutti gli italiani, si dimostrarono accaniti appassionati del grande schermo. I bombardamenti della seconda guerra mondiale sventrarono il Fulgor, che poi venne risistemato alla meglio per le truppe alleate. Ma già dal ’46 poteva riprendere la normale attività. Nel 1973, in Amarcord, Fellini immortalò per sempre le vicende del cinema Fulgor, ricostruendolo a Cinecittà e facendolo diventare uno dei locali cinematografici più famosi al mondo. {Fonti: Gianfranco Gori, “Fellini al Fulgor” Storia illustrata di Rimini IV Federico Fellini, “La mia Rimini”}

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