Leggere a scrocco, la festa č finita

RIMINI - Notizie satira - mer 22 set 2010
di Lia Celi

Insieme agli ombrelloni chiudono anche le emeroteche dei bagnini
Dagli scaffali balneari uno spaccato significativo della nostra informazione

Una notizia triste, e una tristissima. Quella triste: la stagione è finita e gli stabilimenti balneari chiudono, uno a uno. Quella tristissima è che ora per leggere a scrocco le riviste di pettegolezzi dovremo per forza andare dal parrucchiere o dal dentista.
L'emeroteca da spiaggia è una delle poche grandi innovazioni apparse in Riviera negli ultimi anni, declinata nelle forme più varie secondo la taccagneria del bagnino: dalla mazzetta sgualcita in una rastrelliera nel gabbiotto, alla civettuola bacheca di legno, in pendant con le stecche reggi-quotidiano in servizio sul tavolone del gazebo, che la sera, quando tutti i periodici sono tornati all'ovile, viene debitamente chiusa a chiave. I bagnanti non possono più farne a meno, e mentre le attrezzature da fitness arrugginiscono al sole e la vasca idromassaggio a cinque euro a persona diventa un aquafan gratuito per zanzare-tigre, il viavai intorno alla bacheca dei rotocalchi è incessante, dal mattino alla sera. Come nelle cassette della frutta, il primo strato è il più attraente («Chi», «Novella 2000», «Vanity Fair»), e viene immediatamente saccheggiato da un avido pubblico di ambosessi, che in poche ore riduce periodici patinati freschi di edicola a laceri e ruvidi scartafacci che sembrano usciti dalla soffitta della nonna di Paolo Limiti.
Poi c'è uno sparuto numero di «Espresso» o «Panorama», vecchiotto ma praticamente intonso: sotto l'ombrellone il settimanale impegnato, a destra o a sinistra, va poco, perché rischia di innescare fastidiosi battibecchi fra gli ospiti. Poi c'è l'ultimo strato della bacheca, cioè i giornali che di solito si usano per accendere la carbonella del barbecue: periodici dedicati a mezzi di trasporto di ultra-nicchia (roba tipo «Motocarrozzetta Oggi», «Il mio risciò», «Tuttomongolfiera»), supplementi sportivi che sembrano riviste gay anni Settanta, col campione mezzo nudo in copertina, oppure leccatissimi allegati a giornali locali, probabilmente redatti da autori di fantascienza, che descrivono una Rimini fighettona abitata solo da industriali filantropi, estrose stylist di gioielli, chef creativi e architetti che ristrutturano case di campagna (presenza immancabile, il divano bianco).
Ci sono anche due o tre sdruciti rotocalchi in francese o tedesco (sembrano provenire da un altro pianeta: niente foto di starlet promiscue e tele-manzi tatuati, il gossip mondano si limita a rispettose prese di distanza dall'ultimo tailleur della regina d'Olanda e alla rievocazione degli amori di George Sand.) Riviste che testimoniano la della sensibilità del bagnino romagnolo alle esigenze delle comitive transalpine e dell'insensibilità a quelle dei nuovi turisti cis-caucasici: va bene che sono mediamente più colti di noi, ma non è detto che in spiaggia vogliano leggere solo «Guerra e pace». Sarebbe carino che la prossima estate le emeroteche da spiaggia accogliessero il «Chi» made in Russia. Dev'essere quasi uguale al nostro, considerato che il suo direttore è grande amico del miglior amico di Vladimir Putin - e in fatto di libera informazione la pensano più o meno allo stesso modo.
http://www.liaceli.com/

 

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