RIMINI Le altre sale di Federico

RIMINI - Notizie Storia Borgo ad zìtà - mer 10 set 2008
di Luca Vici
Tra i fruitori dei posti più economici del Fulgor c’era un giovanissimo Federico Fellini, che spesso barattava l’ingresso con caricature dei “divi” interpreti dei film in programmazione, “messe nelle vetrine dei negozi – come ricorda lui stesso - a scopo di propaganda”. Inoltre il futuro regista frequentava cinema più economici tra cui il Castracane, in corso d’Augusto presso l’Arco, lo spartano Dopolavoro Ferroviario che programmava seconde visioni, distrutto dai bombardamenti. Poi c’era il Balilla di via Cairoli: a servizio della propaganda fascista – vi si tenevano le cerimonie del regime - dopo il 1936 fu ribattezzato Impero e nel dopoguerra Italia. Ora è il Teatro degli Atti. Fellini descrive nelle sue memorie alcune delle figure simbolo del Fulgor. Come Carlo Massa, il proprietario, così convinto di essere il sosia di Ronald Colman da portare l’impermeabile anche d’estate. O la maschera, ribattezzata Madonna – “Da noi si dice così: Madonnaccia al posto di Cristianaccio, per dire un omaccione grande e grosso” – e Vespignani, l’addetto al controllo dei biglietti, che dormiva sul fondo della sala durante le proiezioni.

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