Il Grattacielo di Rimini compie cinquant'anni

RIMINI - Notizie cultura - mer 22 set 2010
di Redazione

Il pensiero verticale della città orizzontale
Il 3 ottobre una giornata/evento tra memoria e progetti

Cento metri per 27 piani, tre anni di costruzione, dal ‘57 al '60, su progetto di Raoul Puhali. Uno specchio delle metamorfosi di Rimini dagli anni '60 ad oggi. Semplicità euclidea nella forma, microcosmo complesso nella sostanza. Difficile definire il Grattacielo di Rimini, ombelico della città, che il 3 ottobre invita alla festa per i suoi cinquant'anni. «Speriamo di rilanciarne una nuova identità», ci racconta Claudio Cardelli, viaggiatore e musicista. «Sta diventando una realtà sempre più creativa, ma Rimini è rimasta a un'immagine antica.» «E' come se in lui simbolicamente si aggrumassero tensioni, idee, immaginari della città», rimanda il regista Marco Bertozzi, che sta da tempo tessendo immagini e cogliendo fotogrammi di vita per un film sul Grattacielo. «Un viluppo di antinomie, come quella tra tradizione e modernità, sviluppo e decadenza. E' un luogo che nasce come "esclusivo" negli anni del miracolo economico, e negli anni '70 e '80 attraversa un'epoca di degrado, percepito come insicuro, abitato da gente strana, inquietante. Adesso siamo alla terza fase: il Grattacielo si sta popolando di artisti, di liberi professionisti. Gente che è stata in giro per il mondo, e quando torna a Rimini viene ad abitare qui, dove ancora vivono abitanti "storici". Insieme, abbiamo concepito questo evento.» Perché l'avete scelto come casa? «C'è una ragion pratica», risponde Cardelli. «E' a due passi dal mare, dal centro, dalla stazione, con un'efficiente portineria sempre aperta. E una ragione "poetica": dall'alto il paesaggio cambia ogni giorno, con scorci meravigliosi. L'ombra del grattacielo su un mare di nebbia. Albe, tramonti. Non riuscirei a tornare a vivere "a livello del mare".» «Sono venuto qui nel 2005, e me ne sono innamorato», aggiunge Bertozzi. «La qualità della luce, dell'atmosfera sono uniche. Sei immerso nel cielo, domini la costa, c'è questa sincronicità tra ciò che vedo e il mio lavoro. E la possibilità di scegliere: basta uscire dalla porta per trovare le persone le situazioni più varie e stimolanti, mentre l'anonimato è garantito, se vuoi. Una situazione molto metropolitana, che crea una forte identità abitativa». E poi, ci sono quasi 20 etnie diverse a popolare il Grattacielo... «Una metafora del mondo che stiamo vivendo. A ben guardare», chiosa Cardelli, «è un laboratorio di melting pot, con tutti i profumi i colori dei diversi popoli e strati sociali. A volte, quando scendo con l'ascensore dal 25° piano, capita che a ogni fermata entri un pezzo di mondo: cinesi indiani bengalesi... e questo mi diverte molto.» L'appuntamento è per domenica 3 ottobre, dalle 18, nella galleria del Grattacielo. Gli abitanti lo festeggeranno con le loro arti e talenti: ad accogliere la città, a cura dell'arch. Teresa Chiauzzi, una mostra di fotografie, immagini, articoli e progetti, ipotesi e suggestioni per possibili restauri e valorizzazioni. A seguire, il video "Frammenti di archivio per un film sul Grattacielo di Rimini" di Marco Bertozzi, con la musica dal vivo di Antonio Coatti. Con la proiezione di immagini del grattacielo firmate dal fotografo Chico De Luigi e un concerto dei Ranzgen, in jam session con musicisti di diverse etnie, a comporre una band inedita: gli "Skyscraper". «Potrebbe diventare un appuntamento come la Festa de'Borg...», conclude Cardelli.

 

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