Un Circolino sul mare, altra tappa di una discesa dal Montefeltro

MONTEFELTRO - Notizie il taccuino della tavola - mer 08 set 2010
di Michele Marziani

Da San Leo fino al Monte San Bartolo

Una nuova puntata del viaggio sulle orme dello scrittore Fabio Tombari

È tutto un salire e scendere dal monte al mare, uno sbattere di onde, un rumoreggiare dei tanti temporali letti nelle pagine di Frusaglia, mirabile romanzo di Fabio Tombari. Il viaggiare in lungo e il largo sul confine tra Marche e Romagna, tra valle del Conca e del Foglia, tra San Marino e Montefeltro sulle orme di uno scrittore scoperto per caso e diventato ossessione, mi porta in un retrobottega del territorio che a volte neppure si immagina. Dove sei stato? Nel deserto? Mi chiedono gli amici vedendo la sabbia, la polvere sull'auto. No, rispondo tra i calanchi e tra i marosi, alla ricerca di luoghi di memoria e di memorie di luoghi. 

Sto scrivendo un libro goloso inseguendo uno scrittore che ha lasciato impronte in ogni angolo, sto cercando un'armonia tra terra e mare che sento sfuggire passo dopo passo perché lungo le strade non più camminate i rovi sono pieni di more che nessuno vede raccoglie e i fichi cadono a terra solitari. A San Leo ritrovo il pane dell'infanzia nell'unica panetteria lungo la strada per il forte, poi rincontro Luigi Ciucci, già sindaco, ora cuoco e fotografo, mestiere e passione. Mi racconta l'America, mi mostra la lapide con le parole di Fabio Tombari cittadino onorario di San Leo.
All'osteria La corte di Berengario II, in pieno centro, ritrovo un grande coniglio al finocchio selvatico e mi riconcilio con tanta cattiva cucina di territorio mangiata altrove attraverso la semplicità degli stringhetti con il sugo di verdure e salsiccia e con gli ottimi ravioli. Bastano pochi metri per riprendere fiato in un bicchierino di storia che se ne va, un lacrima dei liquori a base di erbe che Leo Leardini vende nel suo ormai ex liqurificio: finite le bottiglie ancora presenti si chiude per sempre. Pensare che con le cialde leontine di Leardini ho passato le mie estati da bambino... Onore al merito di un mondo che se ne va. Questo penso seguendo le strade sterrate fino a vedere la linea del mare. Anche l'Adriatico ha la sua montagna: il Monte San Bartolo, il promontorio di Gabicce, colle marino sferzato dal vento. Per fortuna che qualcuno fa scherzi con la segnaletica e a Casteldimezzo un cartello impedisce l'accesso motorizzato alla stradina per il vecchio porticciolo. Sono ligio ai regolamenti stradali, guidatore poco assiduo e dalla patente immacolata. A volte è la mia fortuna, perché a scenderli a piedi questi tornati al 22% di pendenza sul mare sono un soffio di meraviglia che altrimenti si perde. Come perduti andrebbero gli odori delle erbe settembrini e il profumo dei fichi maturi mescolarsi con il ruggito del mare nell'unico giorno di tempesta. Senza cartello o indicazione si giunge al porticciolo, al ristorante il Circolino del Molo, abbraccio di rara eleganza marina, con profumi di mare e sapienza di cucina. Il luogo ideale per capire questo Adriatico fatto di sogliole, sarde e sardine, vongole e gente che in cucina sa mettere le mani e le sa mettere bene, con quella punta di malizia creativa che fa amare il tocco della spezia, il virtuosismo aromatico. Bella cantina di (costose) bollicine. Lo sguardo vola lontano, oltre l'orizzonte. Andateci, chiedete la strada ai vicini.

 

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