Ecco perchè l'identità vince
Il regalo di San Giuliano alla città
I riminesi forse farebbero a meno della Notte Rosa, non della Festa dè Borg
Supponiamo di fare a un campione di riminesi la seguente domanda: "Dovete rinunciare alla Festa del Borgo o alla Notte Rosa, quale delle due scegliete?", penso che dalla torre cadrebbe la costosa e grande kermesse di luglio, e resterebbe la piccola (ma neanche tanto!) festa di San Giuliano.
La Festa del Borgo coincide con il vero inizio dell'anno, che non è in gennaio ma dopo le ferie di agosto. In giro per le piazzette e i vicoli si incontrano persone che a volte non vedi da dieci,vent'anni. O semplicemente da prima dell'estate. E' questo l'evento che ha dato a Rimini la sua identità. Il Borgo, uscendo dalla sua miseria antica, risorto anche urbanisticamente con il restauro delle sue case, ha saputo dare a questa città un cuore, un perno affettivo. A una città che soffre dal dopoguerra di una carenza di identità.
I borghi sono, nella struttura delle città, agglomerati di abitazioni che sorgono fuori dalle mura, lungo le strade e oltre i ponti. Sono le prime periferie che nascono attorno alle città murate. Raramente riescono a prendere il posto del centro vero e proprio negli affetti dei cittadini. Un bolognese troverebbe impossibile pensare che l'identità felsinea risieda lungo Via Mazzini o fuori Saragozza. Invece a Rimini il cuore della città è nel Borgo San Giuliano. Perché il centro è stato comunque ferito gravemente dalla guerra, perché non vi è un evento identitario del centro, perché il borgo ha visto un importante fenomeno di gentrification. Con questo termine si intende "un fenomeno secondo il quale [...] zone con un certo degrado da un punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi, nel momento in cui vengono sottoposte a restauro e miglioramento urbano, tendono a far affluire su di loro nuovi abitanti ad alto reddito e ad espellere i vecchi abitanti a basso reddito, i quali non possono più permettersi di risiedervi." (Wikipedia).
Nei due giorni della festa i proprietari aprono con orgoglio le loro case, e mostrano interni da rivista di arredo, restauri che hanno fatto di dimore fatiscenti immobili di lusso. Questo esprime a volte un certo esibizionismo, ma testimonia l'esigenza di avere identità, passato. I proprietari sono quasi tutti riminesi di reddito medio alto o alto, e avrebbero potuto con quel denaro comprarsi una abitazione più moderna, magari al mare. Ma non avrebbero potuto comprare la storia del Borgo, dei marinai, degli anarchici, degli emigranti che lo hanno abbandonato in cerca di fortuna. Non avrebbero avuto una casa unica, fatta per loro. In poche parole: identità.
E conviavilità. Il grande numero di piccoli ristoranti e trattorie che ha completato in anni recenti la metamorfosi del Borgo sottolinea questo altro aspetto. Chi va a vivere nel Borgo cerca nella densità abitativa e nella rete viaria angusta, nei tanti locali pubblici, nella necessità di avere rapporti con i vicini, quella socialità che il condominio, anche e soprattutto di lusso, non offre. E la festa sintetizza tutto questo, con il lavoro di quella straordinaria organizzazione che è la Società de' Borg. Un gruppo di persone (mi scusino gli amici ma consapevolmente non voglio fare nomi) che racchiude una conoscenza del territorio che in quasi tutte le città è scomparsa. Con loro puoi girare le stradine e farti raccontate la storia di ogni casa, di ogni famiglia, di ogni negozio. Questo è il vero patrimonio intangibile del Borgo. La rete sociale che è fatta di conoscenze, di racconti, di condivisione della vita, delle sue difficoltà e delle sue gioie. Se cancellassimo questa, le case e i muri da soli non sarebbero più niente. Ma questa piccola comunità del Borgo, con la Festa, ha saputo uscire dalla chiusura del paesino, soffocato nelle sue relazioni sociali sempre uguali, morente di vecchiaia. E ha prodotto un evento che io ritengo meraviglioso perché è un regalo. Un dono che ogni due anni viene fatto alla città. Un dono gratuito. La Festa del Borgo è amata da tutti perché non è un evento commerciale, e lo senti subito. Inoltre la Festa del Borgo è contemporanea, ogni volta affronta un tema. Quello del 2010, l'emigrante, è stato uno dei più belli e il modo in cui è stato trattato è stato maturo, gentile e intelligente. Non fermatevi al semplice folklore. Il tema della Festa (lo so perché ho partecipato a qualche riunione) è stato dibattuto seriamente. Il folklore è il linguaggio che si usa per parlarne. Ma quello che si voleva fare era un discorso pacato e poetico, di buon senso e di coraggio. La cultura popolare nel senso nobile del termine.
Il Borgo, dunque, non è diventato il cuore della città per gli sponsor o per speculazioni immobiliari. Ma perché sa donare e sa parlare con buon senso. In questa dimensione, la Festa del Borgo è un evento in cui i protagonisti sono ancora le persone, e non megalomani scenografie come nelle notti bianche di certe metropoli, o strategie di marketing che si riducono a una enorme sbronza collettiva. L'identità riminese, forse anche quella italiana, quella profonda e vera, è di gente semplice, che ama ritrovarsi con serenità, mangiare e bere in allegria. E finire la festa con le luci danzanti dei fuochi artificiali negli occhi e le 'ooooh!' da bambini nelle bocche tonde.
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