In libreria l'ultimo saggio di Anna Tonelli
"Stato spettacolo. Pubblico e privato dagli anni '80 ad oggi"
Per capire l'Italia al tempo del reality
Dall'affermazione di Schwartzenberg (L'etat spectacle, '77) che l'Italia "figura tra i paesi nella cui vita politica pare più povera la componente spettacolare" come si arriva al "doppio caso Veronica", che sancisce il principio che l'uomo politico deve rispondere del proprio privato "sulla scena" dei media? La risposta non può prescindere da un rigoroso percorso di analisi delle trasformazioni del nostro paese negli ultimi trent'anni, dalla metamorfosi dei rapporti tra sfera pubblica e privata alla "spettacolarizzazione" del vissuto individuale e collettivo. La prima ricostruzione storica è quella che compie Anna Tonelli nel suo saggio "Stato spettacolo. Pubblico e privato dagli anni '80 ad oggi" (Bruno Mondadori), pubblicato recentemente. Professore associato di Storia contemporanea all'università degli studi di Urbino, Anna Tonelli nelle sue pubblicazioni si è occupata di temi di storia politica e sociale, con particolare riferimento alla cultura popolare, alla storia della mentalità e del costume, al rapporto fra politica e società nell'Italia contemporanea. Attraverso un percorso acuto, articolato e puntuale il saggio analizza la trasformazione in eventi mediatici delle azioni politiche e l'ostentazione del privato e del corpo del leader nel più ampio contesto di un fenomeno storico e sociale che investe forma e sostanza del vissuto collettivo negli ultimi trent'anni, insistendo su un campo ampio di relazioni e sull'incidenza dei media, in specie del modello televisivo. L'autrice ne individua il punto di partenza negli anni '80, con lo sviluppo di un "capitalismo consumista" che all'indomani degli anni di piombo inaugura la nuova stagione del "riflusso" e dell'inserimento di temi privati nelle strategie politiche, centrate sulla figura emergente del leader. Negli anni '90, all'indomani della caduta del Muro di Berlino e di Mani Pulite, dallo sgretolamento di vecchi valori e ideologie nascono realtà come la Lega e il "partito azienda" Forza Italia, intorno a leader specchio e modello dell'elettorato, mentre i partiti storici si trovano a dover gestire una profonda crisi di identità e nuovi bisogni. «Da Craxi a Berlusconi" scrive A. Tonelli, "passando attraverso la crisi della repubblica dei partiti degli anni '90 si verifica un'osmosi tra sfera privata individuale e scena politica pubblica speculare alle trasformazioni di una società che vuole finire sotto i riflettori». Oggi «lo strapotere dei media, la depoliticizzazione della società, l'omologazione dei comportamenti al modello televisivo producono come risultato una spettacolarizzazione del privato che fa leva sul dominio e sull'ostentazione del corpo». Finendo per trasformare in discorsi pubblici temi "etici" che avrebbero riguardato in altri contesti i rapporti tra religione e politica, legge e diritto, informazione e comunicazione, e permettendo l'evoluzione di una "biopolitica" in cui "il potere politico si fa potere di vita", come nel "caso Englaro". Quello che G. Debord scriveva nel '67 «Lo spettacolo (...) non dice nulla di più che "ciò che appare è buono, ciò che è buono appare"» sembra essere ancor più attuale.
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