Un eroe non per caso

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 08 set 2010
di Luca Vici

Sul lato della chiesa di San Gaudenzo una lapide ricorda il sacrificio di Luigi Bonorandi
Nel 1943 un pilota perse la vita per non lasciare che il suo aereo in avaria cadesse sulle case

In ogni borgo storico della nostra città ci sono storie il cui ricordo è rimasto vivo nella memoria grazie al passaparola che ne è stato fatto per anni tra genitori e figli.
Una di queste storie è sopravvissuta nella memoria collettiva proprio grazie al racconto che ci è stato fatto dai testimoni che lo hanno vissuto in prima persona.
Il 19 marzo 1943, durante la seconda guerra mondiale, un pilota originario di Bergamo, Luigi Bonorandi, di soli 22 anni (era nato il 19 giugno 1921), mentre stava sorvolando il cielo di Rimini a bordo del suo aereo Fiat g-50, avvertì dei problemi al motore e cercò dunque di allontanarsi dal centro abitato per evitare che il velivolo cadesse in una zona abitata.
Il luogo non edificato più vicino che riuscì a scorgere era il Foro Boario, oggi via Melozzo da Forlì, dove si teneva il mercato del bestiame. Vi tentò dunque un atterraggio di emergenza.
Sfortunatamente la manovra non riuscì e l'aereo si schiantò sulla fiancata della chiesa di San Gaudenzo che dà verso via Saffi.
Il pilota bergamasco non riuscì a salvarsi: scegliendo di atterrare per non lasciare che l'aero precipitasse senza controllo, non poteva più lanciarsi con il paracadute. E l'urto fu troppo violento.
Nei racconti de testimoni molti si soffermano sul fatto che l'aereo non prese fuoco, ma parti del corpo finirono perfino sulla facciata della casa antistante la chiesa.
Pochi istanti prima, l'allora cappellano della chiesa di San Gaudenzo, il "futuro" Don Pippo, era transitato proprio nella stessa area colpita dall'incidente, durante la Via Crucis.
A distanza di 25 anni dall'accaduto fu apposta una lapide commemorativa all'esterno della chiesa per ricordare l'accaduto e per onorare la memoria e il gesto eroico di Luigi Bonorandi.

Il Fiat G-50, un aereo nato vecchio
Bene in Spagna, un'ecatombe nella guerra mondiale
Il Fiat G-50 era piuttosto maneggevole per essere un monoplano, ma con una velocità superiore al biplano Fiat C. R. 42 di appena 33 km/h, mentre gli era pari per armamento.
Durante la seconda guerra mondiale venne surclassato ben presto da caccia più moderni. Il G. 50 aveva la cabina aperta e un motore poco potente, il che impediva non solo velocità competitive ma anche di raggiungere le quote più elevate. Durante la Battaglia d'Inghilterra non pochi piloti subirono congelamenti. Inoltre era poco armato, con sole due mitragliatrici da 12,7 mm e un massimo di 300 kg di bombe nella versione d'attacco al suolo.
I primi G-50 operativi furono consegnati alla Regia Aeronautica nel 1939 e usati durante la Guerra Civile Spagnola dall'Aviazione Legionaria.
All'entrata in guerra dell'Italia i G.50 disponibili erano 118 operanti col 51° e con parte del 52° stormo.
Durante tre anni di combattimento, i G.50 subirono perdite pesantissime. Dal 1943 non fuono più impiegati in combattimento. Quattro esemplari superstiti servirono per voli di addestramento dell'Aviazione Nazionale Repubblicana
Gli ultimi G. 50 volarono anche nel dopoguerra. Erano velivoli catturati dai partigiani di Tito alla Legione Aerea Croata degli Ustascia.

Una Freccia maneggevole ma poco veloce
Il Fiat G-50 "Freccia" fu progettato a partire dall'aprile 1935 da Giuseppe Gabrielli, anche se successivamente fu modificato per seguire le indicazione della Regia Aeronautica.
Il primo prototipo volò per la prima volta il 26 febbraio 1937 diventando il primo dei caccia monoplani del concorso indetto nel 1936 per l'ammodernamento della linea di volo nell'ambito del Progetto R.
Monoplano con ala bassa a sbalzo, con le sole superfici di governo rivestite in tela, si caratterizzava per la sua robusta struttura completamente metallica.
La novità fondamentale della sua dotazione era costituita dal carrello retrattile verso l'interno, mentre il ruotino di coda restava fisso.

 

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