La solitudine di un numero primo

RIMINI - Notizie cultura - mer 08 set 2010
di Lorella Barlaam

"Per Liliano Faenza, i libri, la vita, l'opera di un intellettuale in provincia"
Intervista a Oriana Maroni, curatrice del libro

«Un intellettuale "del Novecento" singolare ma emblematico, che aveva scelto la solitudine e la "periferia" come luoghi del cuore, ma con la capacità di costruire ampie relazioni politiche e intellettuali, di misurarsi con le idee e i problemi centrali del suo e nostro tempo.» Così Oriana Maroni, curatrice del volume "Per Liliano Faenza, i libri, la vita, l'opera di un intellettuale in provincia" (Guaraldi), ci racconta questa figura centrale nella cultura di Rimini, tra i primi collaboratori di Chiamami Città. Il libro, alla cui pubblicazione hanno collaborato la Biblioteca Gambalunga e la Biblioteca Battarra di Coriano, sarà presentato sabato 18 settembre alle 17 presso il Museo della Città, con un'introduzione di Sergio Zavoli.
Oriana, come è nato questo progetto?
«A due anni dalla morte di Liliano Faenza, l'Istituto storico della Resistenza gli rende omaggio pubblicando due saggi inediti: Intellettuali, giornali e politica a Rimini nell'immediato dopoguerra, dedicato agli anni della Ricostruzione, con l'Introduzione di Sergio Zavoli, e Riminese in agonia? Riflessioni sul dialetto, introdotto da Miro Gori, sulla "lingua delle origini", una costante dell'opera di Faenza. Per completare il ritratto di un riminese che «fu uno scrittore "di provincia" solo per dato anagrafico e non per valore di penna», come scrive Antonio Montanari, il libro raccoglie molte altre voci. Così Montanari ne ricostruisce il percorso filosofico, mentre lo storico Stefano Pivato evidenzia l'originalità precorritrice dei suoi primi studi storiografici. Rimini «era il microcosmo che rifletteva e in cui si rifletteva il mondo intero», annota Piero Meldini, che definisce il Nostro un «prosatore limpido e brillante, elegante e misurato - a Rimini senza alcun dubbio un maestro.» Faenza era "profondamente socialista", e Pietro Caruso ne ripercorre il tormentato percorso politico, ma la sua vera natura era quella di uomo di studio, per cui i libri e la scrittura (bibliografia a cura di Paolo Zaghini) sono stati fondamentali per la conquista della libertà intellettuale. Pubblicarne la biblioteca (curata da Nadia Bizzocchi e Gianluca Calbucci) era perciò necessario come scriverne la biografia. I libri furono per lui il viatico per scoprire il suo daímon, il carattere in senso etico, eracliteo: praticare la virtù, come capacità di costruire se stesso e di corrispondervi.»
Chi era, Liliano Faenza?
«Storico, saggista, scrittore. Vari i sostantivi che potremmo adottare, data la vastità della sua opera, ma davvero icastica è l'autopresentazione sul vostro giornale, del 1989: "Per tutta la vita ho studiato i filosofi, da Aristotele a Croce a Gennaro Sasso. Di libri ne ho scritti diversi. Tutti worst sellers. Sono un sognatore. Non amo viaggiare, per me Covignano vale più dell'Everest. Mi sono occupato di vita pubblica in passato. Ma da tredici anni ho tirato i remi in barca. Il mio dèmone spingeva altrove. E io, prima, avevo forzato contro natura." A chiudere il libro, il ricordo dei nipoti Andrea e Francesca, affettuosamente legati a uno zio singolare, sempre sospeso tra lo stupore del bambino e il dubbio del filosofo.»

 

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