RIMINI Anima nostra

RIMINI - Notizie Prima Pagina - mer 24 set 2008
di Claudio Costantini
[{In vent’anni è cambiato tanto e ora stanno per arrivare novità ancora più grandi} Una città che guarda il futuro senza rinunciare a sé stessa] Rimini in circa venti anni ha subito importanti trasformazioni. Nel prossimo futuro ne sono previste altre e di grande portata. La crescita della Fiera, con la sua nuova struttura di livello europeo, ha contribuito in maniera decisiva alla destagionalizzazione del nostro turismo. Ora verrà il nuovo palazzo dei congressi, che dovrebbe essere pronto nel 2009. La “stagione lunga” ha permesso l’ammodernamento di molti alberghi, che si sono attrezzati per ospitare il turismo fieristico e congressuale in aggiunta a quello balneare. Una ricaduta positiva anche per l’indotto dei ristoranti, bar, ritrovi e negozi. L’occupazione nel settore alberghiero ha registrato un netto aumento, con migliori e più remunerate qualifiche professionali. La darsena, altra opera fondamentale per una città balneare, ha sviluppato il turismo nautico e incrementato la cantieristica. San Giuliano Mare ne è uscita trasfiguarata: nei servizi di spiaggia, nella ristorazione e negli alloggi. Ancora, il sorgere – tardivo quanto repentino - di tre ipermercati, ha sconvolto il nostro commercio procurando contraccolpi spesso negativi. Alcune tipologie di negozi, come i piccoli alimentari di zona, sono quasi totalmente scomparsi. Le multisale, poi, hanno fatto sparire i cinema dal centro. Intanto, la crescita inattesa dell’Università ne ha cambiato il volto; basti pensare alla ”piazzetta”. Grandi cambiamenti, ma tutto sommato limitati se li confrontiamo agli ultimi progetti presentati, come quelli per il lungomare, firmati da grandi architetti. Un grattacielo svetterà in piazzale Kennedy e terrazze alberate e giardini pensili si affacceranno sul mare? Insieme a queste grandi operazioni ve ne sono altre più piccole, ma altrettanto importanti e di notevole impatto sulla città. Come la sistemazione dell’invaso del Ponte Tiberio con recupero storico di vie e mura. Lo scavo del fossato di Castel Sismondo, con relativo spostamento del mercato e cambio di viabilità. I parcheggi multipiano, la terza corsia dell’autostrada, la metropolitana di costa, le grandi rotatorie sulle strade di intenso traffico e, una volta pedonalizzato il Ponte Tiberio, un nuovo ponte sul Marecchia. Una città dunque molto dinamica che insieme al turismo - con una stagione 2008 ancora positiva nonostante le previsioni - ha sviluppato un’industria manifatturiera con un discreto trend di sviluppo. Le costruzioni, invece, iniziano a segnare il passo, come confermano anche i dati semestrali della Carim. Fino ad ora proprio l’edilizia è stato il settore privilegiato per i finanziamenti bancari. Forse sta per venire il momento in cui altri campi, altre idee, altre produzioni godranno della fiducia fin qui accordata alle rendite immobiliari? Come sempre in tempo di trasformazioni, emerge il bisogno di riaffermare una propria identità che si ha paura di perdere. La discussione sui {project} del lungomare ne è un esempio. Ma anche il successo delle feste nei borghi, delle poesie dialettali, del ritrovarsi, riconoscersi, salutarsi in momenti collettivi, stanno a dimostrare che la città un‘anima ce l’ha, o perlomeno la desidera. Che ha la capacità di esprimersi, di decidere sul futuro e lo dimostra quando è interrogata. Non guardando solo al passato, conservatrice ad ogni costo. Tutti sappiamo che Rimini non può restare immobile, come è sottolineato anche nella prefazione del bel libro “Viale Vespucci” dell’editore Panozzo. La città è la somma degli avvenimenti del passato, dell’opera dei sui cittadini nel tempo. Ognuno ha cercato di lasciare la propria impronta; i più saggi, senza cancellare quelle precedenti. A Rimini eravamo abituati a vedere i cittadini mettere mattone su mattone con le proprie mani e costruire il proprio avvenire. Così è stato per il turismo, per l’industria, l’artigianato, i servizi. Se così sarà anche nel futuro avremo la garanzia di vivere in una città con un’anima, la nostra.

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