L'isola che non c'č mai stata

RIMINI - Notizie primo piano - mer 08 set 2010
di Stefano Cicchetti

La riflessione di Ugo de Donato
Marina Centro senz'auto: un sogno in cui nessuno ha mai creduto fino in fondo

"..l'elemento che ha segnato ‘la curiosa fine di Marina Centro' è la mancata isola pedonale..". Li spunto di riflessione arriva da Ugo De Donato, in una lettera al Corriere Romagna. Lo storico patron della Publiphono mette il dito nella piaga: Riccione, Bellaria, Cesenatico hanno riqualificato le loro aree più pregiate cacciando le auto. Rimini no, non ha mai avuto il coraggio di farlo fino in fondo. O meglio, lo ha fatto nel centro storico, non senza strepiti e mal di pancia, tant'è vero che ancora oggi, dopo decenni di Ztl, c'è ancora chi vagheggia di riaprire il Corso al traffico! E le macchine continuano a transitare sul ponte di Tiberio!
Del resto, anche nella tanto invidiata Riccione, i tifosi del ritorno dei motori in Viale Ceccarini non mancano di sicuro. E non sono mai mancati: resta negli annali l'idea di Attilio Cenni -all'epoca amministratore di spicco del PCI - , che avrebbe voluto riaprire il "salotto" alle auto sì, ma solo alle Ferrari et similia.
A Marina Centro l'isola pedonale è sempre stata precaria, stagionale e a orari limitati. Le ultime ipotesi per liberare la zona mare dal traffico sono state quelle dei project. Ma al di là delle critiche alle archistar e ai loro sogni di grandezza, nessuno di quei progetti prevedeva dove deviare il flusso dei veicoli. Non era loro compito, ma cosa c'è di certo riguardo a queste indispensabili alternative?
C'è il Trc, bersaglio di ogni sorta di critica, prostrato da un iter interminabile, minato alla base dall'evanescenza dei fondi per realizzarlo, ma al quale finora non è ancora stata opposta una diversa idea che sia credibile. Perché al di là della propaganda, né le corsie preferenziali per i bus, né i redivivi sogni di monorotaia, né il leggendario spostamento della ferrovia possono essere realisticamente considerati altro che pretesti per mettere una pietra sopra all'odiato metrò di costa.
Oltre al Trc, che comunque ha un progetto esecutivo e atti amministrativi conclusi, c'è tanta carta. Come il piano di viabilità presentato in Comune ormai 10 anni fa: un'arteria che doveva partire da via Roma all'altezza del parco Cervi - suscitando immediati anatemi per la "perdita del verde" - giungere in via Monfalcone attraverso un tunnel, costeggiare a mare la stazione, superare il porto canale con un nuovo ponte accanto a quello ferroviario, proseguire lungo la ferrovia fino a Rivabella, passare a monte con un sottopasso, rasentare il cimitero e andare a congiungersi alla viabilità nel Peep di Viserba Monte. Insomma, una circonvallazione interna che avrebbe collegato la zona nord alla zona sud. Il prolungamento di via Roma è stato bene o male completato, ma sul resto è sceso l'oblio. Anche perché la domanda è sempre la stessa: chi paga?
Soldi, soldi, soldi. Ormai se non nasce un supermercato cui accollare la spesa, i comuni fanno fatica a trovare i quattrini per una rotatoria. Non bastasse, devono sopperire con le loro risorse a quelle che da Roma non arrivano. E nemmeno questa è storia di oggi: Riccione non avrebbe mai potuto rifare il suo tratto di statale 16 se avesse aspettato l'Anas; e anche mettendoci denaro suo, ha dovuto sudare sette camicie per vedere l'opera completata. "Ma i soldi se si vuole si trovano...": è quello che ripetono tutti. Peccato che poi ciascuno ha la sua, di priorità, su come spendere quei soldi.

 

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