Siamo tutti emigrati e immigrati

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - mer 25 ago 2010
di Antonio Maturo

Il tema della Festa de Borg di quest'anno
Le differenze fra "noi" e loro": quanto pesano e quanto sono reali

La festa del Borgo di quest'anno è dedicata al fenomeno migratorio. Si tratta di un tema, anzi di una realtà, impegnativa. A Rimini oltre l'11% della popolazione è composto da immigrati stranieri, con una prevalenza di albanesi. Sebbene Rimini sia una città accogliente, a tutti sarà capitato, qui e là, di ascoltare qualche mugugno, se non peggio, sui mutamenti dei "colori" urbani. Vari partiti politici hanno lucrato sulla "difesa" dell'italianità. Eppure non c'è scampo, che lo si voglia o no, nel futuro ci saranno più e non meno immigrati a Rimini. Ce ne saranno meno solo quando ce ne saranno così tanti che non ci accorgeremo più chi è riminese e chi non lo è. Lo saremo/saranno tutti.
In un recente articolo sul Corriere della sera, Maurizio Ferrera, ha proposto di vedere la cittadinanza più come un processo che uno status. Oggi, la cittadinanza si ottiene per nascita sul suolo del paese oppure perché uno dei genitori è cittadino (ius soli e ius sanguinis, rispettivamente). Perché, invece, non considerare la cittadinanza come un'acquisizione graduale, basata su vari fattori come il pagare le tasse, il conoscere la cultura e la lingua del paese d'adozione, l'impegno lavorativo?
Una delle nazioni al mondo con più immigrati sono gli Stati Uniti. Gli indiani d'America sono stati invasi da torme di forestieri. Che poi sono diventati "gli americani". L'anno scorso ho passato un mese a San Francisco. Un'amica di quelle parti descrivendomi il quartiere di Pacific Heights, mi disse che in gergo lo chiamavano Pacific Whites - la pronuncia è quasi la stessa - perché popolato solo da bianchi ricchi e snob. Un'altra persona, quando ho detto che alloggiavo nel quartiere Mission, ha commentato entusiasticamente: "Nice! There is a lot of diversity there!" (Bello! C'è un sacco di diversità lì!). Dunque, per alcuni americani - assolutamente non poveri e con alti titoli di studio - vivere in quartieri con persone provenienti da diverse parti del globo è addirittura chic, a confronto con le zone monocromatiche. Nelle città dove l'economia è più dinamica le persone sono nate altrove. In alcune città degli Stati Uniti oltre il 50% dei residenti è nato da un'altra parte. Così è, ad esempio, per Manhattan. Nel film Face Off, il pluriomicida, cattivissimo e narcotrafficante Nicholas Cage, quando prende le sembianze del capo della polizia, John Travolta, e arriva nel ricco quartiere dove Travolta risiede - popolato da genitori biondi con bambini biondi, cane labrador, casette monofamiliari con piscina e Suv - si spaventa ed esplode: "Ma questo è l'inferno!".
A Rimini, in Corso Giovanni XXIII, ci sono molti negozi che non si sa come facciano ad andare avanti, ma questo è un problema di legalità, non di immigrazione. Per il resto, personalmente, non ho mai percepito pericoli. Né mi risulta che vi siano tassi di borseggio o aggressioni più elevate della media. Quando compro un ombrello nei negozi gestiti da cinesi, ottengo sempre lo scontrino e così pure quando vado a stampare un documento in qualche internet point gestito da ragazzi del Bangladesh. Ovvio, che i delinquenti ci sono. Ma la delinquenza nasce dal degrado e non dalla nazionalità. E passi che gli ombrelli dei cinesi reggano al massimo una ventina di minuti di acquazzone, ma con due euro possiamo pretendere poco (in un certo senso si tratta di un noleggio più che di un acquisto).
Recentemente, ho laureato una ragazza nata in Albania (come mestiere insegno all'Università) che parla un italiano molto corretto, ma con una lieve inflessione. L'argomento della tesi era l'utilizzo dei servizi socio-sanitari da parte degli immigrati albanesi. Ora, quando la laureanda diceva "noi" pensavo si riferisse agli immigrati albanesi, mentre era agli "italiani" che pensava. In seguito, ho saputo che la madre vive in Italia da molti anni, sposata con un italiano e quindi, presumibilmente, la ragazza era stato adottata dal marito e aveva ottenuto così la cittadinanza italiana. Insomma, era uno di "noi" e non faceva parte di "loro", come invece io la avevo etichettata.
Una speranza. Visto che Rimini è così attenta all'immagine, perché in larga parte vive di turismo, bisogna che continui quella piacevole politica dei mix, tipo romagnolo/scandinava degli anni settanta. Esteticamente, i prodotti delle combinazioni riescono meglio rispetto alla perpetuazione della "razza". Basti vedere Obama o Carlton Meyers (o Isabella Rossellini o Anna Falchi). Ma di questo ne possiamo discutere alla Festa de Borg. Con un piada al pollo al curry. (scherzo...)

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