Abbiamo ospitato quel mondo che volevamo cambiare
"Falce, martello e lasagne -il turismo romagnolo dal dopoguerra ad oggi" in un libro di Arlotti, Ghirardellli e Pasquinelli
Dopo la liberazione furono gli inglesi ad aprire la prima discoteca nel Borgo San Giuliano
L'immagine sulla copertina del libro lascia pochi dubbi sulle storie, le vicende, i luoghi che incontreremo al suo interno: la vacanza, il turismo, il mare... Il titolo "Falce, martello e lasagne" con l'accostamento, all'apparenza assai improprio, di politica e gastronomia sembra indicare come due aspetti in sé cosi diversi possano in qualche modo convivere, come due opposti abbiano trovato una sintesi. L'artefice è stato il popolo della costa della Romagna che ha saputo abbandonare la campagna per creare quasi dal nulla l'industria dell'ospitalità più grande d'Italia e negli anni sessanta d'Europa. Sono tre gli autori del libro, ben conosciuti nella nostra città, Tiziano Arlotti, Giuliano Ghirardelli e Mario Pasquinelli, l'introduzione è di Giovannino Montanari. Ognuno pescando nei ricordi e nella conoscenza diretta dei fatti ha descritto una Riviera Romagnola che forse non c'è più, ma che ha prodotto quasi tutto quello che vediamo lungo i 30 chilometri della nostra costa.
Siamo nel dopoguerra con le sue contraddizioni, quando "si ricominciò da zero con tutti d'accordo, rossi bianchi e neri, nel ricostruirla (la città) puntando sul turismo." Le idee collettiviste dei partiti della sinistra comunista, ma oltremodo pragmatici, si trasformarono in piccole imprese individuali. Migliaia di alberghi e di pensioni grandi e piccole, dove tutti i giovedì immancabilmente si servivano le lasagne, e centinaia di ristoranti, bar, dancing negozi riempirono in pochi anni tutta la linea di costa senza soluzione di continuità.
In questa grande città delle vacanze sopravissero per lungo tempo, trovando equilibrio e sintesi, la tradizione, la filosofia contadina e popolare e una grande capacità imprenditoriale. Il libro più che spiegare cerca di narrare questa storia, questa epopea, attraverso episodi e personaggi. Giuseppe di Sant'Aquilina da mezzadro ad albergatore; le pensioni gestite da donne una sorta di azdora prestata al turismo; i dancing popolari ed eleganti con i loro protagonisti, gestori e clienti; la gioventù riminese da vitelloni felliniani a birri da spiaggia e da dancing: Otello, Valerio, Guido, Ettore che lascia la "carriera" per amore. Questi epigoni a loro modo di Casanova hanno avuto a Casale anche un loro festival, fin la televisione si è interessata all'evento. Un aspetto folcloristico ed un po' originale del nostro turismo il cui successo si deve al duro lavoro di intere famiglie, alla capacità di rischiare e di saper trovare un contatto diretto con le persone di qualsiasi nazionalità. Un libro che parla del passato, ma che lascia speranze per il futuro. Non è quasi più niente come prima, ma la continuità sta nel cambiamento sempre che ci si voglia rimboccare le maniche e rischiare in prima persona. Un libro le cui storie scorrono veloci fra le pagine che si può leggere sotto l'ombrellone sia che tu sia turista o riminese, molti di questi ultimi possono in parte rivedere se stessi e pensare al futuro.
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