Intervista ad Agim Sulaj
Cosa c'è nella valigia del pittore
L'autore del manifesto della Festa de' Borg si racconta
Il manifesto della Festa de'Borg di quest'anno è opera di Agim Sulaj, pittore di origine albanese che vive a Rimini dal 1994. Famoso nel mondo per la sua pittura iperrealista, che avvolge di luci e d'ombre immagini d'infanzia ritrovata, e per le sue vignette, Sulaj è un esempio vivente di come una nuova terra possa aprire grandi possibilità a chi sa lavorare per coltivarle, mantenendo il contatto con le proprie radici come nutrimento artistico ed esistenziale. Anche il titolo della festa del Borgo di quest'anno, "Amarborg", viene da una sua intuizione, che mette insieme "Fellini, l'amore per il Borgo, il mare e l'amarezza di chi dal Borgo ha dovuto scegliere di emigrare", come ci ha spiegato.
Sulaj, ci racconta la sua storia?
«Sin da bambino volevo disegnare. In Albania dipingevo e pubblicavo le mie vignette sulla rivista di satira "Hosteni". Mi ispiravo alle persone intorno, cercando di rendere visibile lo scarto tra la propaganda trionfalistica del partito e la realtà triste di tutti i giorni. Al Meeting, nel '93, c'è stata una mostra delle mie vignette, e sono molto piaciute. Nel '94 sono venuto in Italia, ho potuto finalmente vedere i quadri degli artisti famosi. Pian piano mi sono inserito nella "Galleria Forme" a Bologna, ricevendo riconoscimenti importanti, tra cui il Premio delle Nazioni Unite "Ranan Lurie Award 2009", un grande onore.»
Come definirebbe il suo stile?
«Un viaggio nella memoria, nell'infanzia. Una pittura che fonde presente e passato: spesso i modelli sono i miei figli, Laidi e Joel. Con attenzione ai dettagli, alle luci e ombre, come in Caravaggio.»
Come è nato il manifesto per Amarborg?
«Ho sempre amato Fellini, e per la Festa de' Borg del ‘94 ho l'ho raffigurato con la celebre sciarpa che diventa uno svolazzo di pellicola. Quest'anno, con mia grande gioia, mi ha cercato Mario Pasquinelli, ho proposto alcune mie opere ed è stato scelto "Lo straniero", un personaggio di spalle che va verso un orizzonte incerto, aggrappato alla valigia senza accorgersi che è rotta, ormai vuota. Durante la Festa ci sarà una mia mostra, e troverete la "casa" di Sulaj, una sorpresa che sto costruendo.»
Come si trova, a Rimini?
«All'inizio era un paese straniero, adesso è diventato mio, qui è nato mio figlio Joel, mia moglie Evelina, che è nefrologa, lavora a Torre Pedrera. Mi sono sempre posto con rispetto per la vita, la cultura altrui e ho ottenuto rispetto per la mia. Torno spesso in Albania, dove ho fatto diverse mostre: la situazione è assai cambiata e molti stanno tornando, anche se tanto resta da fare». www.agimsulaj.com
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