RIMINI La civiltà si misura dal rispetto del pedone
RIMINI - Notizie Opinioni - mer 24 set 2008
di Giampaolo Proni
[{Antropologia delle “zebre”}
Storie di ordinaria arroganza nella jungla della città]
Ci sono diversi indici per misurare le differenze tra le culture e le mentalità.
Uno di quelli che uso personalmente è quanti automobilisti rispettano i passaggi pedonali. In particolare ce n'è uno che attraverso tutti i giorni, anche più volte.
E' noto che questo indice varia in Italia da Nord a Sud. In Alto Adige tutte le auto si fermano quando vedono una persona davanti alle strisce. In Trentino si fermano quando vedono che stai facendo un passo in avanti (se sono italiani; se sono tedeschi è come in Alto Adige). A Milano, Bologna e Rimini si fermano solo se ti butti in modo deciso sulle strisce. In sostanza, chi guida non ti riconosce la precedenza, ma devi conquistarla col tuo corpo, sfidando l'automobile. Gli anziani, che hanno meno agilità e quindi più timore di non riuscire a fare un balzo indietro se l'auto non si ferma, a volte restano timidamente in attesa per molto tempo, finché il traffico si ferma per un momento.
A Roma, Napoli e Bari (parlo solo di città dove sono stato di persona) le strisce pedonali in genere sono solo un ornamento della strada. Se ti butti ad attraversare rischi esattamente come se lo facessi in qualsiasi altro punto della strada.
In Egitto, Brasile e India, il diritto del pedone ad attraversare la strada semplicemente non esiste. Chi guida è del tutto indifferente ai pedoni, come se fossero lucertole o cartacce.
Non c'è nessun relativismo culturale che tenga. Se un'auto investe un pedone quest'ultimo riporta sicuramente più danni. Quindi l'auto è forte e il pedone è debole. Una società in cui non si rispettano le strisce pedonali è una società in cui i più forti prevaricano i più deboli.
C'è una differenza di classe? Ho provato a notare se le auto più costose (SUV e auto sportive, per esempio) sono meno educate di quelle più modeste. Effettivamente, l'arroganza dei conducenti di SUV mi risulta leggermente superiore alla media, ma la tigna di chi guida auto sgangherate non è da meno. I primi sembrano voler affermare con la loro prepotenza la forza del loro denaro; i secondi compensare con essa l'inferiorità economica.
Analogamente non ho notato nessuna differenza tra uomini e donne: queste sono a volte persino più cattive, anche loro sembra che debbano dimostrare di saper essere più stronze dei maschi col povero pedone.
Dalla mia indagine personale, in sostanza, la prepotenza verso i più deboli sembra equamente diffusa in tutta la società italiana. Purtroppo non posso né smentire né confermare la teoria di Veltroni sull'egoismo di destra, in quanto dall'auto non si può sapere per chi vota il conducente. Così come non si vede se va a messa o no. Potrebbe invece essere contento Bossi, perché la differenza Nord-Sud è evidente: man mano che scendiamo la mancanza di rispetto cresce proporzionalmente.
Gli italiani, e i riminesi, confermano dunque con il loro comportamento di possedere gli stessi difetti che rimproverano ai loro politici: l'uso del potere per prevalere sugli altri e il disprezzo delle regole.
L'auto è un'arma. Le strisce pedonali sono la legge che tutela il diritto dell'individuo disarmato di fronte a quello armato. Non rispettare le strisce pedonali significa usare un'arma mortale per negare un diritto a una persona disarmata. Quando tiriamo diritto al passaggio pedonale senza degnare la persona anziana di uno sguardo siamo, anche se per un secondo, banditi che la minacciano con una pistola: “La legge non vale niente, io sono più forte di te”.
E la cosa peggiore è che in zona mare l'indice di rispetto delle strisce è minore che in centro o in periferia. Là dove dovremmo mostrare la nostra accoglienza e creare un'atmosfera serena, la legge della jungla è ancora più forte che altrove.
Spero che qualcuno leggendo queste righe decida di essere più umano e di diffondere più armonia nella comunità.
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