Che gnorgna!

RIMINI - Notizie cultura - mer 25 ago 2010
di Stefano Cicchetti

Le nostre parole

Non semplice noia, ma anche uno stato d’animo e un modo di essere

Scrive tale Lara382 nel suo blog: “La caratteristica della gnorgna 
è il misto di malinconia,
 noia, svogliatezza.. ma con la
voglia di fare qualcosa,
 per cambiare uno stato d'animo negativo..
 peggio dei bambini capricciosi 
che spesso fanno quella lagna che dura ore. .
e le mamme li cambiano,
 gli danno il ciuccio, 
cantano le canzoncine,
 girano per casa ballando con loro in braccio,
 diventano matte per farli smettere
 quella gnola che fanno! 
Ecco la gnola è la manifestazione della Gnorgna!”

Dunque la gnorgna sarebbe la versione romagnola dello spleen, o ennui, o saudade che dir si voglia secondo i luoghi e le epoche.

La parola però esiste anche in altri dialetti, ma con significati diversi. Per esempio, il “Vocabolario milanese-italiano” di Francesco Cherubini (1814) ci informa che “Gnogn, Gnorgna, Gnorgnaria” valgono per “Moina, Muina, Carezza”. Più vicino al nostro significato è il dialetto corso di Bastia che contempla Gnurgnòne perpiagnucolone”. Secondo gli “Studi mediolatini e volgari” svolti dall’Istituto di filologia romanza dell’Università di Pisa, tutte queste forme avrebbero a che fare con lergna e lorgna, che in vari dialetti settentrionali, dalla Valtellina all’Emilia, indicano una forma febbrile leggera ma debilitante.

E infatti, anche restando alla nostra regione, ilSaggio sui dialetti gallo-italici” di Bernardino Biondelli (1853) precisa che oltre al significato di “cantilena”, in Romagna si usa gnorgna anche per dire “matta, sopore”. Così anche il faentino Antonio Morri, che nel suo “Vocabolario romagnolo-italiano  (1840), conferma: “Gnorgna Mattana, specie di malinconia nata da rincrescimento, o da non saper che si fare, o anche Sopore, Letargo”. A San Marino, come annota Fabio Foresti in “Quella nostra sancta libertà” (1998) “Gnòrgna s.f cosa noiosa: che gnorgna sto disco! Stato d’animo pensieroso, triste: oggi ho la gnorgna, lasciami stare; persona noiosa”.

Federico Fellini ne “La mia Rimini”, al capitoloL’avventurosa estate dei birri”, scrive, a proposito dei tipi femminili oggetto delle conquiste: “Secondo il carattere, la gnorgna era la lamentosa che ha sempre le scarpe strette o il mal di testa e per giunta fa la gelosa..”

Alla gnorgna fino al 2009 Pennabilli dedicava perfino una sagra; nella presentazione della manifestazione si leggeva: “Gnorgna: suono noioso ripetuto molte volte. A volte si usava il termine per indicare il pianto  dei bambini. "Smetla ad gnurnè" = Smettila di piagnucolare.
 In italiano si dice 'noia', ma non rende bene le sue mille sfumature”. Dopo di che ci si avventurava in una spericolata etimologia: “La parola gnorgna deriverebbe dal francese grougne, nome dato da Napoleone ai suoi soldati che durante le campagne si lamentavano (grugnivano) spesso del cibo, del freddo della guerra insomma di tutto quello che era la loro dura vita di soldato”.

Comunque nemmeno Pesaro è immune dalla gnorgna. E anche qui qualcuno ha tentato di spiegarne l’origine: Paolo Teobaldi, ne “Il mio manicomio” (2007), propone: “Gnorgna: lagna, nenia, motivo musicale che si ripete senza variazioni (probabilmente da noria)”. E questa da noria sarebbe un’etimologia davvero suggestiva: come chiarisce il Devoto-Oli, “Noria è la “macchina per sollevare acqua o materiali minuti: consta di una serie di tazze fissate su una catena o su un nastro senza fine che scorre fra due tamburi rotanti, mossi da un motore, da un animale o anche dall’uomo. Dallo spagnolo noria, derivato dall’arabo na’ura”.

 

 

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