Meno male che Napolitano c'č

RIMINI - Notizie satira - mer 25 ago 2010
di Nando Piccari

Davvero in politica non si può mai sapere...
..e anche Fini ci mette del suo

Se nel 1991 qualcuno mi avesse detto che l'appena rieletto segretario del neo-fascista Movimento Sociale sarebbe diventato, dieci anni dopo, Vicepresidente del Consiglio, gli avrei riso in faccia. Gli avrei addirittura dato del provocatore se avesse anche "insinuato" che, trascorso un ulteriore decennio, mi sarei trovato a solidarizzare col Fini Presidente della Camera, impegnato ad affiancare un Capo dello Stato "antifascista doc" nella difesa della Costituzione e dell'onore della Repubblica, contro gli assalti di un mediocre "cumenda milanes" che, reso ricchissimo dalle protezioni godute nei suoi traffici affaristici, avrebbe successivamente intrapreso l'invereconda carriera di "politicante fai da te" che oggi sta concludendo in preda ad una psicogena ossessione: comprare con i propri soldi anche l'Italia, per avere la sicurezza che i suoi "bravi" Alfano e Ghedini possano garantirgli di non essere mai più chiamato a regolare i tanti conti che ha aperti con la Giustizia. E poiché "l'odierno Fini" teorizza una destra che rispetti le regole democratiche e rifiuti la "politica-mercato", merita pertanto di subire - quando si dice la nemesi storica! - lo squadrismo giornalistico di questi giorni. Analogamente, se il Presidente della Repubblica si limita a ricordare che può sciogliere le Camere solo nel caso di comprovata inesistenza di ogni maggioranza parlamentare (un'elementare nozione di educazione civica, prima che di diritto) ecco levarsi un gracchiare di cornacchie con annesso gioco della parti. 

Lo inizia il reliquato Bossi, che alla "sagra estiva del peto" di Pontida (quella invernale è dedicata allo scaccolamento nasale) grugnisce la delirante minaccia di «venti milioni di padani in piazza a chiedere elezioni anticipate», cui segue la dichiarazione all'olio di ricino del "camerata Bianconi" che accusa Napolitano di «tradire la Costituzione», salvo poi giustificarsi con una sospetta bugia: «mica sono deficiente». Si passa quindi al "Lodo Giuda", con il caramelloso Capezzone che finge una presa di distanza dagli eccessi polemici, ribadendo che se Berlusconi cade sarà il voto anticipato - «lo vuole il popolo» - la sola scelta consentita a Napolitano, al quale però (non ridete) va l'affetto del PDL: un esempio di quello che in meccanica si chiama il "servo freno"!
Il caso-Fini presenta un aspetto consolante, perché ci ricorda che in politica, come nella vita, nulla può considerarsi irreversibile, immodificabile o immune dal grande vento della trasformazione, imprevedibile quanto salutare. Ma è anche un'occasione per l'insorgere di inquietanti dubbi. Ora, se è vero che la più concreta "analogia operativa" fra il regime sognato da Berlusconi e quello realizzato da Mussolini consiste nell'essere entrambi muniti di un fratello editore a far da guardia-spalle (Arnaldo al "Popolo d'Italia", Paolo al "Giornale"), diventa però inevitabile chiedersi: qualora Mussolini avesse potuto disporre dell'attuale strapotere padronale di Berlusconi nel campo dell'informazione, essendo per di più sodale di Previti e Dell'Utri, avrebbe ugualmente avuto bisogno dei servigi di Dumini o gli sarebbe bastato un manganellatore mediatico alla Feltri? E se, anziché con Presidenti della tempra di Scalfaro, Ciampi e Napolitano, Berlusconi avesse avuto a che fare con una riedizione di Re Pipetta, lo stuoino di Mussolini, siamo sicuri che "Meno male che Silvio c'è" non sarebbe oggi il nuovo inno nazionale dell'Italia in camicia azzurra?

 

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