61° Sagra Malatestiana - Guida all'ascolto

RIMINI - Notizie cultura - mer 25 ago 2010
di Lorella Barlaam

In cartellone, il presente e il futuro della musica
Intervista a Giampiero Piscaglia

Dopo Percuotere la Mente e BWV-Bach, la Sagra Malatestiana entra nel vivo. Il poliedrico regista Denis Krief affronta una sfida drammaturgica densa di intrecci, con la prima esecuzione in forma scenica del "Canto d'amore e morte dell'alfiere Christoph Rilke" (31 agosto-1 settembre), continuando nel percorso inedito intrapreso cinque anni fa con il Diario di uno scomparso di Janacek, continuato con La Bellezza ravveduta di Handel, l'oratorio Water Passion di Tan Dun e i Kafka Fragmente di Gyorgy Kurtag. A Giampiero Piscaglia, direttore Musica, Teatro, Eventi del Comune di Rimini, chiediamo una guida all'ascolto. «Il "Canto d'amore e morte" - ci spiega - raccoglie in un solo spettacolo la musica che Viktor Ullmann e Frank Martin hanno dedicato durante il secondo conflitto mondiale a un celebre testo di R. M. Rilke, trasfigurazione del destino di un antenato del poeta, partito per la guerra nel 1666 come giovane alfiere e disperso in Ungheria. Senza sapere l'uno dell'altro, i due compositori hanno visto nell'opera di Rilke un'amara profezia delle speranze e degli orrori del ventesimo secolo. Al pianoforte, Francesco Libetta, mezzosoprano Brigitte Ravenel e voce recitante Hans Fleischmann.»
A seguire, il 2 settembre si apre il ciclo sinfonico della Sagra...
«Il cartellone quest'anno vanta quattro pezzi pregiati di storia della musica - Gewandhaus, Scala, Bayerisches Staatsorchester, Czech Philarmonic - e la giovane ma affermata realtà della Mahler Chamber Orchestra; tre mostri sacri della bacchetta come Chailly, Bychkov, Nagano, un giovane di cui si parlerà presto ovunque, Costantinos Carydis, e il talento di Ion Marin, con tre giovani pianisti: il diciassettenne Kit Armstrong, la stella turca Fazil Say e l'italiano Pietro De Maria, che da anni mastica ogni giorno pane e Chopin. Un ciclo sinfonico è sempre il frutto di un'alchimia di fattori spesso imponderabili, ed è quasi impossibile commissionare programmi monotematici a orchestre e direttori al top del sinfonismo europeo. Nella programmazione ci si batte allora per proporre alcuni nuclei tematici, percorsi di lettura approfonditi in altra parte del festival, che svolgono una funzione formativa e non solo di fruizione, lavorando anche sull'abbinamento migliore a determinati repertori. Come l'accostamento fra Schumann e l'orchestra Gewandhaus di Lipsia (2 sett.) guidata da Riccardo Chailly, o come quel pezzo d'Europa che passa da Bruckner e Strauss affidato alla lettura "extraeuropea" di Kent Nagano, insieme a un'istituzione del sinfonismo della vecchia Europa, la Bayerisches Staatsorchester (19 sett.). Con due approcci esecutivi decisamente diversi per il nucleo "beethoveniano": quelli della Mahler Chamber Orchestra (6 sett.), fresca e versatile compagine nata dalle mani di Claudio Abbado, che presenta anche due brani di compositori viventi, e della Czech Philarmonic (13 sett.), tra le più prestigiose e antiche orchestre europee, insieme al Coro Filarmonico di Praga. Vale il pieno delle "forchette" nel menù di questa edizione il concerto della Filarmonica della Scala (9 sett.), guidata dal genio musicale di Semyon Bychkov, con una sequenza Wagner, Bartok, Ciaikovsky che da sola potrebbe accomunare in un unico stato di ebrezza spirituale gli addetti e i non addetti ai lavori.»

 

 

 

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