RIMINI Chi scelse di combattere per la libertà e chi per la dittatura

RIMINI - Notizie Opinioni - mer 24 set 2008
di Redazione
[{8 settembre 1943. La storia dimenticata} La buona fede, quando vi fu, non può in alcun modo cambiare la verità dei fatti] Coloro che credevano che l’antifascismo non avesse più ragione d’essere, dovranno ricredersi. Un Ministro e un Sindaco di questo Governo, militanti ieri del movimento sociale, poi d’Alleanza nazionale, hanno affermato che non fu il Fascismo il male assoluto ma le leggi razziali. La storia di quel periodo ha ancora molti testimoni perché si possa impunemente adoperare per crearsi un alibi. Le leggi razziali sono state volute, firmate e imposte, dalla dittatura fascista. Si cerca di fare apparire il Fascismo come il male minore cercando, così, di nascondere che fu una dittatura che si macchiò di delitti orrendi, in Italia e in altre parti del mondo. Non si possono dimenticare i massacri in Libia, in Etiopia, in Eritrea, in Jugoslavia, Grecia Albania, prima e durante la seconda guerra mondiale. La presa del potere in Italia è avvenuta con le distruzioni delle cooperative, delle camere del lavoro, di circoli ricreativi Repubblicani, Socialisti e Liberali, etc. Ogni incursione delle squadracce nere significava morte e distruzione. Tutto avveniva con la protezione e l’indifferenza di chi doveva proteggere i cittadini inermi. Molti oppositori al regime fascista, politici, sindacalisti, semplici lavoratori, insegnanti, intellettuali furono uccisi o, nel miglior dei casi, cacciati dal lavoro. Altri riuscirono a espatriare in paesi più liberi facendo i lavori più diversi per vivere e quando fu il momento molti di loro combatterono nella guerra di liberazione in Spagna. Le elezioni al tempo del regime fascista erano una drammatica farsa, si controllava quello che si votava e chi osava votare contro il fascismo era prelevato dal seggio e massacrato di botte. Ma poi anche questo ormai limitato strumento di democrazia venne definitivamente abolito. Dal 5 novembre 1926, data della sua istituzione, al 25 luglio 1943, è rimasto in attività il Tribunale Speciale. I condannati sono stati 4600 per oltre 28.000 anni di carcere. Senza vergogna e pudore, uomini politici di destra, cercano ora di contrabbandare i combattenti e i morti della Repubblica Sociale Italiana, chiamata di Salò, come morti per difendere la Patria al pari dei caduti partigiani. Il solo pensarlo è un insulto ai partigiani vivi e a quelli morti. I morti certamente sono tutti uguali ma le ragioni e il fine sono enormemente diversi. I repubblichini di Salò combattevano per perpetuare una dittatura crudele e sanguinaria. Il loro esercito era formato da giovani chiamati a svolgere il servizio militare tramite una leva imposta. Chi non si presentava, ed era scoperto era fucilato come renitente. Molti giovani civili e militari, arrestati dai tedeschi che avevano invaso l’Italia dopo l’8 settembre 1943, hanno preferito essere deportati in Germania piuttosto che aderire alla Repubblica Sociale. Le formazioni combattentistiche della resistenza, erano tutte formate da giovani volontari che hanno lasciato la famiglia, gli affetti più cari e il lavoro per darsi alla clandestinità. Combatterono e molti morirono, per contrastare, per riscattare le vergogne, i massacri e le distruzioni perpetrate dai Nazifascisti e per fare dell’Italia un paese libero e democratico. Un appello vorrei rivolgere ai giovani: raccogliete le gloriose bandiere della Resistenza. Le nostre braccia, vecchie e stanche hanno bisogno di un ricambio generazionale. Sono bandiere gloriose, portatrici di valori universali, come Libertà, Democrazia, Uguaglianza e Solidarietà. Iscrivetevi all’Associazione Partigiani, siate fautori di una nuova Resistenza, il baluardo contro chi vuole umiliare la Costituzione e togliervi la libertà. {Ariodante Schiavoncini}

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