Intervista ad Annalisa Teodorani, poetessa santarcangiolese autrice di "Sōta la guāza"

SANTARCANGELO - Notizie cultura - ven 06 ago 2010
di Alessandro Carli

Dentro la grotta, in punta di penna
“Gli anziani sono le radici, i giovani i germogli”

Annalisa Teodorani scrive poesia in dialetto santarcangiolese. A fine luglio è stata ospite della vernice di "Folàghe", una mostra fotografica ospitata sino a fine agosto all'osteria Angelo Divino di Borgo San Giuliano. Per l'occasione Annalisa Teodorani ha presentato "Sòta la guàza" (ed. Pontevecchio), una raccolta di liriche che, muovendosi da un humus artistico fertilissimo (dal borgo clementino sono uscite voci come quella di Giuliana Rocchi, Nino Pedretti, Raffaello Baldini e Tonino Guerra), sublima il passato per dare nuova linfa alla lingua vernacolare.

Annalisa Teodorani scrive poesia in dialetto santarcangiolese. A fine luglio è stata ospite della vernice di "Folàghe", una mostra fotografica ospitata sino a fine agosto all'osteria Angelo Divino di Borgo San Giuliano. Per l'occasione Annalisa Teodorani ha presentato "Sòta la guàza" (ed. Pontevecchio), una raccolta di liriche che, muovendosi da un humus artistico fertilissimo (dal borgo clementino sono uscite voci come quella di Giuliana Rocchi, Nino Pedretti, Raffaello Baldini e Tonino Guerra), sublima il passato per dare nuova linfa alla lingua vernacolare.
"Nell'attuale palinsesto della poesia contemporanea, Annalisa Teodorani potrebbe apparire, per le sue scelte di campo, come un meteorite precipitato sul parterre della poesia italiana. Il lettore paziente e curioso, potrà invece coglierne le domande, le inquietudini, i dubbi attivi di una giovane donna, di un poeta autentico, molto consapevole dei propri mezzi espressivi, e molto deciso nella sua appartenenza linguistica e tematica radicali. Nei suoi versi ci racconta di un mondo, della sua voce e dei suoi silenzi, che molto ha da dirci, e che ci riguarda un po' tutti da vicino" ha scritto Manuel Cohen. Uno spunto per un'intervista.
Non tutti hanno avuto la fortuna di nascere in Romagna. Cosa vive "Sòta la guàza"?
"In italiano può essere tradotto con ‘sotto la rugiada'. Ho scelto questo titolo - che tra l'altro dà nome a una poesia contenuta nel libro - perché racchiude una tematica a me molto cara, quella del rapporto tra le generazioni. Gli anziano sono le radici, i giovani i nuovi germogli".
Dove scrive?
"Dove capita. Ogni tanto anche nella grotta di casa, un luogo che regala grandi emozioni e fortissime suggestioni. Però ho sempre bisogno di una base, di una tana. Nella mia dimora, a Santarcangelo, raccolgo gli spunti che ho buttato giù durante i viaggi. Scrivo ancora a penna, anche perché domani vorrei ricordare anche me stessa il segno grafico della calligrafia. Scrivere a penna è come lasciare una traccia. Scrivere sul computer comporta ad una perdita dell'aspetto grafico, e quindi anche dei sentimenti".
E' naturale scrivere in dialetto?
"Per me sì: non riesco ancora a concepire l'idea di scrivere in italiano. O forse non sono ancora pronta".
La poesia va letta in pubblico oppure intimamente?
"Sono due fattori che vanno a braccetto. Il dialetto ha inflessioni che non tutti riescono a leggere, e quindi si presta al reading, ad una lettura ad alta voce. Il dialetto clementino è difficile da elaborare, specie se viene offerto ad un pubblico non santarcangiolese. Però, allo stesso tempo, la poesia ha una sua sfera personale, intima, fatta di quel silenzio della propria dimensione personale. Sono due facce che stanno una al fianco dell'altra, e si guardano. In fondo, da sempre, il dialetto si trasmette oralmente".
Alessandro Carli

 

 

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