Liberateci dal sottopassaggio Rollerblade
Appello al prossimo sindaco di Rimini
Il budello del parco Cervi ospita quotidianamente scene da brivido
A tutti i candidati e aspiranti candidati, di destra e di sinistra, alla poltrona di sindaco di Rimini: offresi voto, anzi, pacchetto di voti. Il mio, quelli di un'altra ventina di amici, e, per buon peso, i voti dei loro amici più influenzabili. In cambio chiedo un impegno formale, con parola d'onore, promessa solenne, giuramento «se tradisco mi si secchi il pisello» (e contro l'impotenza da spergiuro non c'è Viagra che tenga), ecc. ecc., a risanare l'indecenza rappresentata dal sottopassaggio Rollerball.
Parlo dell'oscuro budello del parco Cervi, tecnicamente «sottoferrovia ciclopedonale», che nei fine settimana estivi ospita la versione riminese di Rollerball, lo sport violentissimo immaginato nel famoso film del 1975. Versione molto più complessa, perché nell'originale le squadre erano composte solo da motociclisti e pattinatori, mentre a Rimini sono previsti anche ciclisti, pedoni, skaters, bimbi in passeggino, invalidi in carrozzella e cani assortiti. Scopo del gioco è far incrociare in uno spazio stretto e male illuminato due gruppi umani lanciati a forte velocità lungo due ripidissime rampe, e vedere se prima o poi qualcuno ci resta secco - e può succedere oggi come l'anno prossimo, chissà, a Duisburg hanno dovuto aspettare l'ultima Love Parade prima di assistere a un macello veramente spettacolare in un tunnel simile al sottopassaggio Rollerball, a parte le ripidissime rampe.
I match sono occasionalmente ravvivati da gente che gioca a calcio nel sottopassaggio, dribblando imperturbabilmente gambe e ruote altrui. L'indifferenza di chi comanda per l'incolumità delle persone che usano quel tunnel - turisti, famiglie, anziani, bambini - non può essere casuale. Dev'esserci, in qualche punto del sottoferrovia, una videocamera che riprende le mischie umane, gli sfioramenti da brivido, gli alterchi fra pedoni che arrancano faticosamente lungo la salita e ciclisti che sopraggiungono a tutta birra chiedendo strada, gli urli terrorizzati delle mamme che nella penombra perdono di vista le biciclettine dei loro bambini, e li ripropone in qualche ufficio climatizzato, o in qualche amena villa in collina, a un consesso di facce ghignanti. Dài dài, che stavolta se ne ammazza uno. La prossima volta in spiaggia vàcci in macchina, pezzente! Sì, ma poi gli tocca pagare il parcheggio. E dài, facciamoci scappare questo morto, così abbiamo una buona scusa per chiudere tutto e trasformare il parco in un'altra strada.
Ma io non sono Jonathan E., il protagonista di Rollerball, un vecchio campione che non vuole smettere di giocare. Sono una madre di famiglia che vorrebbe smettere appena possibile. Mi piacerebbe non dover incrociare le dita e raccomandare i miei figli alla Madonna ogni volta che imbocchiamo la gola buia del sottoferrovia. Così, a un anno dalle prossime elezioni comunali, ho deciso di votare chi prenderà a cuore - seriamente, concretamente, - il sottopassaggio Rollerball, qualunque sia il suo colore politico. Perché se capisce che è da dettagli come questi, e non dai lumaconi rosa, che si misura il livello di civiltà di una città, è il candidato giusto per me. E per un sacco di altra gente.
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