E la piada conquista Sydney

RIMINI - SIDNEY - Notizie opinioni - ven 06 ago 2010
di Giampaolo Proni

Cose dell'altro mondo!
Un bresciano offre il tipico piatto romagnolo a Bondi Beach, l'esclusiva spiaggia australiana dei surfisti

Una buona regola all'estero è non cedere alla nostalgia gastronomica e, dopo tre giorni di lontananza dalla patria, cercare rifugio nel primo ristorante che ostenta una bandierina tricolore. Il rischio è trovare un gestore bengalese che si finge partenopeo, dover scegliere tra spaghetti bolognese e pizza pepperoni (il salame piccante per gli americani), ed uscire avendo oltre la nostalgia anche la delusione.
Tuttavia, quando sei arrivato in Australia, che è veramente lontano, e vedi sulla guida Lonely Planet (un tempo Bibbia del viaggiatore con zaino, o backpacker, oggi vademecum del turista fai-da-te) che a Sydney c'è uno che fa la piada, la curiosità è troppo forte. Il posto si chiama La piadina, e può farlo perché è l'unico in Australia. E' a Bondi Beach, la spiaggia 'in' di Sydney, un po' interno rispetto alla passeggiata. La sabbia di Bondi (pronuncia 'Bòndai') è pulitissima (come tutto ciò che è pubblico, del resto), dorata e farinosa, si estende a mezzaluna in una baia dell'oceano per un chilometro circa. Ahimé, non ci sono 'zone' da comprare né bagnini. La spiaggia è - appunto - pubblica. C'è ancora un vecchio stabilimento bagni dove puoi cambiarti, riporre i tuoi abiti negli armadietti e fare la doccia. Gratis. Va anche detto che qui ci sono centinaia di chilometri di spiagge.
Ora è inverno e ci sono solo turisti cinesi e surfisti in tuta di neoprene che cavalcano le meravigliose onde del Pacifico. Maestose, si abbattono in cavalloni lenti e possenti lasciando un ettaro di schiuma dietro di loro. A dire il vero i baldi giovani non li vedo cavalcare molto, ma piuttosto sguazzare seduti sulle loro tavole. Ogni tanto uno prende un'onda, si alza in piedi e dopo un po' cade. Ma sarò io che non capisco il surf, sicuramente.
La Piadina la troviamo facilmente, e ci accoglie il proprietario, Damiano Zizioli. E' bresciano, e vive in Australia da dieci anni. E' giovane, e ci racconta a grandi linee la sua storia. E' venuto qui per le olimpiadi col fratello e ha deciso di restare. Ci narra delle difficoltà per avere i visti e poi la residenza. La piada con prosciutto, stracchino e rucola costa 10 dollari (circa 7 euro), è grande e sottile, fragrante. Il prosciutto è regolare prosciutto italiano e lo stracchino accettabile. Insomma è davvero una piada. E' questo quello che conta: cercare di proporre i cibi tipici in modo fedele, per dare al cliente il piacere di una cucina lontana.
L'Australia fu colonizzata a partire dal 1788, e quindi, tranne i pochi aborigeni rimasti, sono tutti immigrati, e prendono l'immigrazione molto sul serio. Esiste un ministero apposito, 'per la popolazione sostenibile'. Qui l'idea che il numero di abitanti deve essere proporzionato alle risorse dell'ambiente è condiviso da tutti. Pur essendo la loro patria di dimensioni smisurate, gli australiani, forse per la loro cultura di origine britannica, la considerano un'isola, e ritengono che debba essere capace di sopravvivere autonomamente. D'altra parte è anche un continente. Molto diverso, però, dall'Europa, una immensa distesa di abitazioni e cemento che non potrebbe più nutrirsi con la propria agricoltura e che ha ormai abbandonato l'idea di un rapporto sostenibile con l'ambiente. In ogni caso la popolazione, sui 22 milioni, accoglie ogni anno circa 300 mila immigrati. Gli australiani di oggi sono di ogni colore e cultura: alla popolazione anglosassone si sono aggiunti italiani ed europei di ogni paese, indiani e pakistani, e soprattutto asiatici: malesi, giapponesi e cinesi. Soprattutto nelle città, la percentuale di popolazione di origine cinese è molto alta. Ci saranno le elezioni il 21 agosto. Julia Gillard, attuale premier laburista, è in testa nei sondaggi. Il candidato avversario, Tony Abbott, che guida una coalizione a orientamento conservatore, ha proposto di ridurre le quote e selezionare più rigorosamente gli ingressi. L'immigrazione, dicevo, è cosa fondamentale per l'Australia. Vi sono molti e complessi percorsi per arrivare alla residenza. Il primo passo è la vacanza di lavoro, che può durare sei mesi. Poi, se fai corsi di inglese hai diritto a un visto e puoi lavorare part time. Oppure puoi arrivare con un lavoro già ottenuto, uno 'sponsor', e ottieni un 'business visa'. Ma diventare australiano è difficile. D'altra parte, per loro è l'immigrazione il modo per diventare cittadini, non la nascita, e deve essere gestita nell'interesse del paese, non degli stranieri. I due estremi di far entrare chiunque voglia e quello di chiudere del tutto le porte non vengono neppure considerati. Ma è comunque chiaro che l'immigrato viene ammesso perché è utile alla comunità e deve integrarsi in essa. Per tutti comunque c'è rispetto e ci sono regole chiare. Ambiente e popolazione, e il rapporto tra loro, sono infatti due temi fondamentali della campagna elettorale. Quello che ci si aspetta da un paese che guarda nel nuovo millennio.

 

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