La balena della Barafonda

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - ven 06 ago 2010
di Luca Vici

Un episodio rimasto nelle memoria
Il capodoglio che si arenò sulla spiaggia nell'aprile del 1943

Come per ogni fatto rimasto nella memoria cittadina col tempo ci colorisce e si deforma. Così accade per la "balena della Barafonda", un capodoglio che si arenò il 4 aprile del 1943 sulla spiaggia di San Giuliano Mare. Alcuni confondono la balena con un altro spiaggiamento, avvenuto in precedenza e sempre alla Barafonda di un enorme pesce-luna. Altri tramandano che il capodoglio fu ucciso dai militari perché scambiato per un sommergibile nemico. Ma cosa accadde realmente?
La versione dell'evento raccontata da Guido Lucchini in "Barafonda. Storie di gente alla buona e versi in dialetto romagnolo" è affascinante e ricca di particolari.
Prima dell'alba di quel giorno, il pescatore Pino Bignardi andò a recuperare le sue reti (cugòll) e rinvenne una massa scura che sbuffava come una "locomotiva in pressione". Era un enorme animale marino! Chiamò dunque il padre ("e' Nin") e, subito dopo i due, armati di una "resta" (lunga corda per la pesca con la tratta), legarono l'animale e la fissarono a riva ad una "stanga" (palo per la posa in mare dei cogolli).
La notizia si diffuse subito per tutta la Barafonda ed arrivarono curiosi, ma anche giornalisti, autorità civili e militari. Si decise di trascinaret il cetaceo a riva.
L'operazione era però particolarmente difficoltosa visto che l'animale, lungo 12 metri, alto 2.70, con una circonferenza di 6.30, pesava 63 quintali.
Appena l'animale si sentì tirare dette uno strattone facendo cadere tutti a terra, e anche l'aiuto dei buoi di Bastunè (Poni, che aveva la propria casa dove oggi si trova il centro Anziani), fallì visto che anche le povere bestie furono atterrate.
Nel racconto di Lucchini si sottolinea come la gente del posto fu prontissima a speculare sull'evento improvvisando depositi di biciclette, portando i curiosi a vedere la balena con la battana ossia la vongolara , tutto ovviamente a pagamento, mentre non mancarono ambulanti di ogni genere.
Solo i Bignardi, che avevano materialmente scoperto la balena, non ne ricavarono nulla.
Il racconto poi si fa cruento: la grande creatura marina forse poteva essere salvato riportandolo in mare aperto, mentre invece ne fu decisa l' uccisione.
Dalle ferite delle scariche di mitragliatrice sgorgò tanto sangue da far diventare rosso un lungo tratto di mare. Fra i suoi ultimi sussulti l'animale impennò la grande coda, poi fu la fine.
La carcassa andò subito in putrefazione; fu venduta ad un certo Malatesta per farne sapone, ma durante lo squaramento molte donne riuscirono ad arraffare qualcosa per il loro bucato.

La piazzetta e i murales
Alcuni eventi storici sono rimasti impressi nella memoria collettiva della nostra città e, in particolare, in quella di alcuni borghigiani che li hanno trasmessi di padre in figlio.
Nel borgo di San Giuliano, ad esempio, per ricordare lo spiaggiamento del capodoglio avvenuto il 4 aprile del 1943, fu realizzata una piazza intitolata alla balena dove effettivamente avvenne il fatto.
Al centro della piazzetta, inaugurata nel giugno del 1969, si può vedere una statua in rame di Elio Morri che rappresenta il cetaceo.
Recentemente, inoltre, il fatto è stato ritratto in uno dei murales che si trovano nel lungofiume degli artisti, nel retro di alcune case sulla sponda destra del deviatore.

La versione ufficiale
Per il giornalista il cetaceo diventa un "pesce"

Nell'edizione del Corriere Padano del 6 aprile 1943, nello spazio "ultime notizie", tra resoconti di morte e distruzione della seconda guerra mondiale, una nota assai curiosa spiccava fra le altre: un capodoglio di 80 quintali ucciso a mitragliate sulla spiaggia di Rimini.
Leggendo l'articolo si scopre come questo cetaceo - nell'articolo viene definito addirittura "pesce"! - si arenò sulla spiaggia della Barafonda verso le ore 6 di domenica 4 aprile, alla distanza di un centinaio di metri dalla battigia, quasi all'altezza della seconda secca.
Secondo il Corriere, i soldati che lo avvistarono provvidero subito alla sua cattura, cercando invano di legarlo e trascinarlo verso riva.
Si decise dunque di sottrarlo alle correnti marine con l'ausilio di quattro buoi e di circa 150 uomini, ma anche questo tentativo non ebbe successo, visto che l'animale sentendosi tirare, faceva resistenza.
Verso le ore 12, sempre stando alla narrazione del Corriere, in mezzo ad una folla di gente accorsa per vedere l'animale, la Capitaneria di Porto riusciva a far uccidere il capodoglio mediante l'impiego di una mitragliatrice.
Il corpo dell'animale fu poi recuperato dalla guardia di Finanza.

 

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