Alle terme
Un "piccolo mare" color turchese mi accoglie caldo e morbido come un utero materno. Mentre scendo lentamente dentro, lui mi avvolge le caviglie, le gambe, i fianchi, su, su, dolcemente, fino al viso. Mi lascio andare, muovendomi piano, piano, mentre sento apparire sulla mia faccia un sorriso ed uno sguardo stile "Gioconda".
Se penso, in un primo momento di "estraneamento"di essere capitata in una piscina fra le belle ondine del nuoto-sincronizzato, molto presto mi sopravviene il disincanto, perchè mi accorgo di levitare in mezzo a "ippopotami", "trichechi", "foche", "rane". Qua e là, per fortuna, appare anche qualche "anguilla" e qualche bel "sirenetto", ma c'è pure il "coccodrillo"che ti punta gli occhi addosso e qualche "orca" che ti scalcia. Tali paiono le sembianze degli "immersi", logorati dagli anni, dagli eccessi e dai conseguenti disturbi. E io? Beh, qualche problema ce l'ho anch'io, ma per la mia scioltezza e dimestichezza con l'acqua di mare, mi posso definire ancora un "delfino".
Ecco, il mondo delle Terme, metaforicamente parlando, è questo.
L'immersione nella piscina termale, a una temperatura di 34 gradi, deve durare dai 20 ai 30 minuti; per tutto il tempo, devi cercare di muoverti, seguire un percorso lungo appositi tubolari, dove, a varie altezze, ricevi scosse e getti d'acqua più caldi; ti puoi dirigere al centro, dove soffioni d'acqua ti "frullano" e ti massaggiano; docce intermittenti cadono dall'alto, come una pioggia rinfrescante e salutare. Le cure termali sono un piacere, ma soprattutto una necessità per chi soffre di reumatismi, artrosi, disturbi circolatori e altro. Tutti, da un ciclo di 12-15 bagni (o fanghi) salsobromoiodici, traggono effetti positivi. Dopo l'immersione, ben coperti da grandi teli tenuti in caldo, si attende la "reazione" stesi su lettini anatomici ai bordi della piscina, con vista sulla verde pineta; poi, ci si può far massaggiare il corpo dalle esperte mani di massaggiatrici.
Quando si esce dalla piscina, il crudo momento della verità attende chi si porta appresso pance, ro- toli, pesanti sederi, cosce cellulitiche, vene varicose, fioriture di capillari, finchè il telo protettivo e riparatore non ti copre e non ti salva dagli sguardi curiosi indagatori. Spesso a bei visi corrispon - dono brutti corpi, invece donne bruttine godono di giusta rivalsa se possono esibire un corpo snello e ben fatto. Gli uomini, molto numerosi, sono esenti da queste preoccupazioni tipicamente femmi- nili; si muovono con discrezione e disinvoltura, forse perchè hanno nel loro "dna" l'abitudinaria frequentazione alle antiche terme romane.
Sui discorsi degli "immersi", per fortuna, domina un sottofondo di musica classica, altrimenti...
Se non li vuoi ascoltare, devi spostarti di continuo, ma inevitabilmente, qualcosa ti giunge alle orecchie. Scopri che non solo un uomo politico e Totti raccontano barzellette; c'è, ad esempio, una simpatica "foca" bergamasca che diletta un gruppetto di sue simili, tutte cariche dei gioielli di famiglia (anche in piscina c'è lo sfoggio degli ori!). Ho ascoltato. Inizio: "c'è un lui povero che vuole sposare una lei ricca...", inevitabili i contrasti, come nelle migliori telenovele (ecco il perchè del successo!). Il finale scade nella volgarità. Raccontata in dialetto bergamasco, la barzelletta ha successo e provoca sonore risate. (Una bocca si apre su un bel dente d'oro centrale...!). Si cerca, insomma, di uscire dal tunnel della noia, verso il divertimento, come dice la famosa canzone di Caparezza. Ci sono anche altri discorsi, "lamentele", per lo più su figli vagabondi e ingenerosi, con minacce di diseredarli. Altri esibiscono ville ai mari e monti, parlano,con accento toscano, veneto o col "birignao" bolognese, di feste e viaggi. Una coppia è arrivata al bagno dell'ultimo giorno e decide di rimanere in piscina per un'ora, a proprio rischio. Una gentile "sogliola" mi ragguaglia sul pericolo di eccessi e mi elargisce consigli su come ottenere migliori risultati dalle cure. Elaboro una mia personale riflessione: "Alle Terme, entri bruco, a mano a mano, ti trasformi in bozzolo, poi in crisalide, infine in farfalla". Magari!
Tre amiche si osservano riflesse nelle vetrate del Solarium e una dice: "Come siamo vecchie!", ma lo dice con leggiadria e tenerezza, quasi con civetteria...
Certo,"farfalle"ormai non si diventa più, l'importante però è sentirsi per un pò come tali.
E allora, arrivederci al prossimo anno alle Terme!
Franca Fabbri
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